Jà düce cjinde vòlte “cazze” pe fé ‘nu pecchéte

Devo dire cento volte “cazzo” per fare un solo peccato.

È la giustificazione di chi nel suo intercalare, aggiunge spesso “cazze”. Lo dice meccanicamente quando qlcu glielo fa notare.

In effetti dal punto di vista morale non è una gran mancanza, magari è solo un colorito rafforzativo buttato giù quando è necessario. Come il vino: usato con sobrietà fa bene, ma se usato in gran quantità causa le stragi del sabato sera.

Se è ripetuto due o tre volte in una sola frase allora sì che comincia a diventare turpiloquio.

Ricordate il lamento del cliente del sarto? È un vero e proprio sfottò cazzoso

Grazie a Luigi per il suggerimento.

Camené la chjazze

Camené la chjazze loc.id. = Essere disoccupato

Alla lettera significa camminare per il corso, passeggiare, andare a spasso.

Purtroppo il significato reale è quello di trovarsi senza lavoro.

Fìgghjeme so’ tre jànne ca c’jì depluméte e ve angöre camenànne ‘a chjàzze = Mio filgio, da tre anni diplomato, non ha ancora trovato lavoro.

Sté alla spàsse

Sté alla spàsse loc.id = Essere disoccupato

Aver perduto il lavoro ed essere in attesa di procurarsene un altro.

Sembra che, usando questo termine “spàsse”, chi è senza lavoro se la goda al massimo e vada a zonzo tranquillamente.

Invece si dibatte in una situazione drammatica (da scale di Teresina), suo malgrado.

Curlicchje

Curlìcchje s.m. = Chiocciola di mare a torre

Gasteropodo (CerithiumVulgatum) molto diffuso nei nostri mari. Viene spesso spiaggiato, La conchiglia a elica è molto allungata. Dà l’impressione di un fuso o di una trottola (‘u córle) da cui probabilmente prende il nome dialettale.

Bubbüje

Bubbüje s.f. = Bua, ferita

Nel linguaggio infantile indica il dolore fisico, un’escoriazione, o una contusione.

Uuuh!, quedda fìgghje, c’jì fatte ‘a bubbüje! Tèh, tèh, dàlle mazzéte alla pòrte! = Uh, quella figlia si è fatta la bua! Tiè, tiè, colpisci lo stipite della porta che ha causato il dolore!

Insegnamento edificante sulla necessità di ricorrere alla vendetta: occhio per occhio, dente per dente.