A cunfedènze jì a mamma d’a mala crianze

La confidenza genera maleducazione.

I genitori e gli educatori in genere devono saper mantenere il distacco dovuto al proprio ruolo. Se un insegnante entra in confidenza con l’allievo, cade il rispetto reciproco, e il giovane non sa distinguere più i limiti entro cui può muoversi.

Mi viene a mente il notissimo mazza e panelle….

U sàcche vacànde nen ce mandöne all’imbjitte

Il sacco vuoto non si mantiene ritto, non sta in piedi (si affloscia).

Questo Detto si cita quando si è invitati a compiere qualche lavoretto, e giunge l’ora del desinare (vi piace questa parola?) :-)

In effetti un sacco svuotato non può reggersi in piedi, così come lo stomaco vuoto non può sostenete l’organismo che compie sforzi muscolari.

Ora con tutte queste diete delle mogli, anche il “sacco” del marito è sempre vuoto…

Chi sté ‘nnànze me pàsse, chi sté dröte me vöte jì ‘nnanze.

Chi mi precede, è sicuramente migliore di me, ma chi mi sta dietro può solo vedermi progredire.

Un po’ considerare il proprio ruolo nella società, dove molti, in una scala di valori, sono collocati più in alto.

Tuttavia non c’è da sottostimarsi, perché ci sono anche quelli con meno talento, abilità, virtù, qualità.

Mègghje a farle ‘nu vestüte ca ‘nvetàrle a mangé

È più conveniente regalargli un vestiro piuttosto che invitarlo a pranzo.

Questo Detto, a guisa di gossip, è uno sfogo con un amico riferendosi ad un terzo soggetto, noto per il suo pantagruelico appetito.

Il termini economici costerebbe meno un vestito rispetto al valore della roba che addirittura costui sarebbe in grado di trangugiare.

Oggi non ci pensa più nessuno: se si invita qlcu a mangiare, lo si fa più per stare insieme che per la mangiata in se stessa. E se si nota che l’ospite mangia in quantità industriali, lo si definisce “buongustaio” che “fa onore alla tavola”, con gran soddisfazione della padrona di casa.

Ma una volta, diciamo fino a metà degli anni ’60, si badava moltissimo all’economia domestica, perché le ristrettezze economiche stigmatizzavano qualsiasi eccesso, e l’invito a pranzo era piuttosto raro. Ognuno a casa propria a mangiare quel poco che disponeva.

Sté p’i méne söpe ‘u pecciöne

Sté p’i méne söpe ‘u pecciöne loc.id. = Oziare

Ho usato il verbo oziare, ma la frase è bella forte!

Traduzione letterale: stare con le mani sopra i genitali esterni femminili.

Quando una viene ripresa perché magari si attarda a sbrigare le faccende domestiche, risponde piccata:
N’jì ca stéche p’i méne söpe ‘u pecciöne! = Non sto qui ad oziare, ma sto lavorando sodo!

In italiano avrebbe risposto: “non sto qui a rigirare i pollici”, o “con le mani nelle mani”, oppure, alla maniera toscana di Panariello: “non si sta mica a pettinare le bambole”.

Grazie a Luigi per questo suggerimento.