Pupatèlle

Pupatèlle s.f. = Succhiotto di emergenza.

Quando il poppante casualmente non può rientrare in tempo a casa propria per la poppata, gli si propinava una ingegnosa trovata per tenerlo a freno calmandogli i morsi della fame.

In pratica di poneva un cucchiaino di zucchero, reperibile in tutte le case delle amiche di mammà, in un fazzolettino e lo si legava dall’esterno come una pallina.

Posta leggermente inumidita in bocca al bambino affamato, questa pallina – la nostra pupatèlle – lentamente rilasciava lo zucchero che si scioglieva per effetto del suo succhiare.

Il dolce dello zucchero lo calmava immediatamente e i morsi della fami si attenuavano notevolmente. Mammà aveva il tempo di rientrare con pupo calmo e senza che facesse glistrìseme

In napoletano esiste un termine simile: ‘a pupàta: che le facciano più grandi?

Ricordo una canzone di Renato Carosone che nomina la dolcezza della pupata:

Tu quanne passe
me faje venì ‘na mossa,
oj vocca rossa,
che sfizio ‘e te vasà.
Si’ ‘na pupata,
e tutto ‘o vicinato
suspira e fa:
“ah, sei ‘na bontà”!

Avì pavüre ca ‘u cüle arròbbe ‘a cammüse

Temere che il culo rubi la camicia.

Ci sono due correnti di pensiero sul significato di questo detto:

1 – Essere sospettosi al massimo grado. Non infila nemmeno i lembi della camicia nei pantaloni per timore che vengano divorati dal suo culo…;

2 – Essere avaro, gretto, taccagno, spilorcio, sordido. Si tiene stretta la sua roba per paura di perderla.

Io propendo per la n. 1.
Chiedete alle nonne e replicate! Così si mantiene memoria storica della nostra parlata.

Zìcche

Zìcche agg. = Giusto, proprio.

Che è giusto nella misura, nella qualità e nella quantità richiesta, o prevista, o necessaria.

L’espressione zìcche-zìcche si indica la giustezza della misura. Una cosa fatta a misura, proprio giusta, senza eccedere.

Te vanne böne ‘sti scarpe? Si’, me vanne zicche-zicche! = Ti vanno bene queste scarpe? Sì, mi vanno giuste giuste.

La locuzione zicche tànne! significa = Proprio allora, giusto in quel momento.

Màmme menatte ‘u chjianjille, e me pegghjàtte zìcche ‘mbrònde = Mia madre mi lancio una ciabatta e mi colpì proprio in mezzo alla fronte.

Segnurìtte

Segnurìtte top. = Signoritto

Toponimo che descrive una zona ai piedi del Gargano, sulla strada che va verso San Giovanni Rotondo, prima delle Matine di San Giovanni, le prime falde della montagna.

Non sono certo se Signoritto ricade nell’agro di Manfredonia o se già è compresa nel territorio sangiovannaro.

Il Pullmann di linea calcola 15 minuti di corsa per giungere alla fermata Signoritto e 25 min. per quella di Matine.

Mio padre mi portava con sé a Signoritto quando andava a riparare la seminatrice e la mietitrice di un coltivatore, tale Nicola Ficone, che veniva a prelevarci a Manfredonia col suo sciarabbàlle.

Ciandèlle

Ciandèlle s.f. = Pettegola

Tipicamente femminile, questo sostantivo descrive una popolana che fa abitualmente del gossip maligno, arricchito, abbellito e adattato per denigrare una vicina, una conoscente, ecc.

È detta anche, rafforzativamente ciandèlle de stréte = pettegola da strada, perché sta poco in casa, intenta com’è a rapportare e riferire alle sue comari consimili tutti i fatti rivisitati o inventati.

Spesso è litigiosa quando qualcuno la contesta. Allora nen disdegna di regolare immediatamente i conti, proprio per strada, ricorrendo alle maniere forti e, perché no, a zuffe. Vedi dellìrje de la Luciüje

Al maschile si dice rócche-rócche ( con la o stretta, pronunciata quasi u).