Nèstre

Nèstre s.f. = Vaccinazione

Usata generalmente al plurale, ‘i nèstre alla lettera significa gli innesti.

In effetti si tratta di innestare, di inoculare nell’organismo umano la linfa di pustole del vaiolo bovino per la profilassi del vaiolo. Ricorderete che fu l’inglese Edward Jenner agli inizi dell’800 a divulgare questa pratica.

Successivamente furono perfezionati e somministrati dei vaccini per conferire a una persona o a un animale uno stato di immunità attiva nei confronti di determinati microrganismi o virus.

Nèstre vengono chiamate anche quelle incisioni cicatrizzate sul braccio delle persone sottoposte al trattamento. Fortunatamente questi inestetismi non si vedono nelle generazioni attuali, perché le tecniche sono mutate, e basta una puntura per inoculare il vaccino, senza eseguire alcuna incisione col bisturi “infetto” allo scopo di creare anticorpi e immunità.

Chemò

Chemò s.m. = Comò, cassettone, canterano.

Mobile a cassetti, usato per conservare prevalentemete biancheria da letto e personale.

Deriva dal francese. Il termine è stato adottato anche dalle altre lingue europee
Francese commode (pronuncia comòdd)
Inglese commode, commodes
Portoghese cômoda
Spagnolo cómoda
Tedesco amt, kasten, kommode

Una volta si costruivano esclusivamente a mano e lucidati a spirito. I nostri artigiani – ora purtroppo introvabili – erano bravissimi, compreso il famoso Sfasciachemò, chiamato spregiativamente in questo modo per invidia o per sfottò.

Pàvele

Pàvele n.p. = Paolo

Deriva dal soprannome e poi nome personale latino paulus, diminutivo di paucus, “poco, non grande”, e significa “piccolo, modesto”.
L’onomastico è tradizionalmente festeggiato il 29 giugno in memoria di san Paolo apostolo, morto nell’ 67.

Normalmente il nome Pàvele è abbinato a Francesco, così da formare Frische-Pàvele. Difatti viene sempre usato al diminutivo:

Pavelócce = Paoluccio, al maschile;
Paulüne = Paolina, al femminile.

Ze Pàvele (o anche Ze Pàule, o semplicemente Pavelócce è una locuzione idiomatica manfredoniana che indica la sonnolenza.

Credo che sia una trasformazione di papàgne, papavero.

Döpe mangéte me vóne ‘a papagne (oppure me vöne ze Pàule = Dopo aver mangiato mi viene la sonnolenza.

Cungètte

Cungètte n.p. = Concetta

Deriva dal participio perfetto concepta del verbo latino concipere, “concepire”, e quindi “concepita” (sine labe originalis concepta = concepita senza la macchia del peccato originale).
L’onomastico si festeggia l’8 dicembre in onore dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria.

Esistono tanti diminutivi e vezzeggiativi nel nostro dialetto:

Cungettüne, Cungettèlle, Cettèlle, Tettüne, Tettèlle.

Questo nome mi evoca una mitica sarta con uno stuolo di giovani allieve che imparavano il mestiere nel suo laboratorio….
Noi mosconi gironzolavamo attorno alla sua sartoria, puntando qualche bella figliola. Anche loro, senza farsi notare, osservavano e forbiciavano a occhi bassi.

Mi sovviene il ritornello di una canzona napoletana classica:
…Nun c’è bisogna ‘a zingara
per dduvinà, Cungè…
Comme t’ha fatte màmmeta,
‘o sàccio meglie ‘e te.

Gesèppe

Gesèppe n.p. = Giuseppe

Deriva dall’ebraico Yoseph, derivato da yasaph, “aggiungere”, con il valore augurale di “Dio aggiunga, accresca” (la famiglia, mediante i figli) . E’ il nome più frequente in Italia per via della sua matrice religiosa.
L’onomastico viene festeggiato per tradizione il 19 marzo in onore di s. Giuseppe, padre putativo di Cristo. Solo dal 1968 il giorno dell’onomastico del Santo coincide con la festa del papà.

Esistono diversi diminutivi in dialetto:
Pèppe (per le persone di riguardo Donbèppe)
Peppüne
Peppócce

Sasèppe (femminile)
Geseppüne (femminile)
Peppenjille e al femminile Peppenèlle.

Quest’ultimo nome mi fa venire a mente una nave da carico, la “Peppinella”, allestita da armatori locali nel 1958/60 credo, che ebbe la sventura di affondare con tutto il suo carico di rottami di ferro, a nord di Pas de Calais, presso Dunkerque, proprio durante il suo primo viaggio.

Tutto l’equipaggio – composto interamente da Manfredoniani – si salvò dal naufragio grazie al soccorso di altri natanti prontamente intervenuti.

Ricordo anche il nome di due marinai: Paolo D’Angelo, noto come Pavelócce ‘Seccjöne’ , socio fondatore della AVIS di Manfredonia, e Tonino Bordo, lanciatisi in mare prima dell’affondamento.

Mi sovviene anche il grido di un venditore ambulante di ortaggi:

Chi ce mànge i rafanjille
fé li fìgghje mariungjille:
l’agghje cùlte allu giardüne
de Peppenèlla müje!

= Chi si mangia i ravanelli fa i figli ladruncoli: li ho raccolti nel giradinodi Peppinella mia!