Nderlànde

Nderlànde s.m. = Punto lungo.

È uno degli innumerevoli interventi sulla stoffa in uso nelle sartorie per confezionare gli abiti.

Mené ‘i ‘nderlànde = Eseguire un’imbastitura con lunti molto lunghi, per “tracciare” la cucitura di due stoffe già praticamente imbastite, da farsi successivamente con la macchina da cucire.

(grazie a Lino Brunetti per il suggerimento)

Cendrèlle

Cendrèlle s.f. = Bulletta o borchia

Piccolo chiodo con la capocchia larga, usato spec. da tappezzieri per guarnizioni di divani, e dai calzolai.

Sono ormai introvabili. Erano un po’ come le puntine da disegno, ma con la testa a cupola, rigate, resistentissime al logorio.

Non tutti sanno che le scarponi degli Alpini avevano la suola con 23 bullette ciascuna, disposte a perimetro perché potessero avere maggiore presa sul ghiaccio o sui terrreni molli.

Ricordo il numero 23, perché ho letto, credo in “Storia d’Italia” di Montanelli-Gervasio, di quella volta che Vittorio Emanuele III, Re d’Italia, volle informarsi in tutta serietà da un Ufficiale degli Alpini, impegnato con i suoi uomini nelle operazioni belliche nella Prima Guerra Mondiale, quante fossero le bullette degli scarponi, come se il numero delle bullette rappresentasse il maggior problema del momento….

Spunzéle

Spunzéle s.f. = Cipollotto

Si tratta del giovane turione della cipolla, all’inizio della crescita, quando il bulbo è ancora di forma cilindrica e non ha ancora cominciato ad assumere la classica forma tondeggiante come il cipollotto nocerino.

Ha aspetto bicolore: la parte interrata, commestibile, è bianca, mentre le foglie cresciute fuori terra sono di un bel verse scuro.

Vengono raccolte in primavera e sono dolcissime da mangiare crude in insalata.
Ma sono usate anche in cucina per preparare delicati soffritti.

Non so spiegarmi l’etimologia e nemmeno la somiglianza di spunzéle con l’aggettivo italiano sponsale, relativo agli sposi.

Chi mi aiuta?

Caremöle

Caremöle n.p. = Carmela

Deriva dall’ebraico Charmel e significa “giardino divino”, oppure “orto di Dio”. E’ un nome molto diffuso per via della sua matrice religiosa.

L’onomastico si festeggia il 16 luglio in onore della Beata Vergine del Carmelo, per via dell’apparizione della Madonna sul Monte Carmelo in Palestina nel 1251.

In questa data la Chiesa commemora anche le suore Carmelitane di Compiègne, martiri nel 1794, durante la Rivoluzione francese.

La variante Carmelo al maschile è diffusa solo in Sicilia. Da noi si fa ricorso a Carmine, con tutte le sue varianti:
Càrmene, Carmenjille, Carmenèlle, Carmenócce, Menjille, e in tempi più recenti Carmen e Carmenio, francamente un po’ forzati.

Fràule

Fràule s.m. = Flauto, piffero

Strumento musicale a fiato, costituito da un tubo lungo e sottile munito di fori. Usato fin dall’antichità per la facilità di costruzione, dai guardiani di bestiame al pascolo.
Quello moderno è fato con resine plastiche, ed è chiamato flauto dolce.

Quello in uso nelle orchestre di musica classica è di metallo, e si suona di traverso. È, chiamato appunto flauto traverso.

Fràule, per la sua forma, è in dialetto un eufemismo per indicare il pene. Uno dei tanti nomignoli affibbiato a questa appendice maschile.