Chjanghjire

Chjanghjire s.m. = Macellaio, beccaio.

Sinonimo di Vuccjire.

Persona addetta al taglio e alla vandita di carne al minuto.

Presumo che il termine derivi da chjanghe, la base, in questo caso di legno, chiamato ceppo in italiano, su cui il beccaio appoggia il pezzo di carne prima di usare i vari coltellacci e le mannaie per spezzettarne le ossa.

Il termine è antico, ora non si usa più nemmeno vuccjire, ma si dice ‘u macellére = il macellaio…

Questo è dialetto che scompare!

Sté ai schéle de Taresüne

Sté ai schéle de Taresüne loc.id. = Mendicare

Alla lettera significa: Stazionare sui gradini di Teresina.

La traduzione non significa nulla se non si conosce l’origine della locuzione.

In tempi di miseria, una donna di nome Teresina, ogni giorno si piazzava sui gradini della Chiesa di Santa Chiara, accattonando qualche centesimo dai fedeli che vi si recavano per le Funzioni, allo scopo di sfamare i suoi figli.

Era così abituale vedere questa Teresina su quella scalinata, che anche dopo la sua scomparsa il luogo ha continuato ad avere il suo nome.

Insomma quando una persona “sta alle scale di Teresina” significa che se la passa malissimo, che è in uno stato di estrema indigenza.

Se nen ce stéme attjinde, jéme a fenèsce tutte quande ai schéle de Taresüne! = Se non stiamo attenti (con le spese domestiche o aziendali) andremo a finire tutti a chiedere l’elemosina!

Jaiténe

Jaiténe n.p. = Gaetano

Riprende il soprannome etnico, e poi nome personale latino, di Caietanus, “abitante, oriundo di Gaeta” (in latino Caieta), che nel dialetto dei Laconi significava “luogo cavo” per la collocazione naturale della città.
L’onomastico è tradizionalmente festeggiato il 7 agosto in memoria di s. Gaetano di Thiene (Vicenza), morto nel 1547.

Come molti nomi e sostantivi che in italiano iniziano con la G, nel dialetto perdono la lettera iniziale o la mutano in J (ad es.: uande, Jennére, jatte, uadagné, jàmme = guanto, Gennaro, gatta, guadagnare, gamba). Vedi “Ortografia e fonologia” in home page e anche ‘U vasce Jaiténe

Come diminutivo generalmente si pronuncia Tanüne = Tanino. In tempi relativamente più recenti si è usato Gaitanüne, come il mio carissimo amico Gaetanino Novellese, scomparso pochi anni fa.

Al femminile di solito è Tanèlle.. Anche Gaitanèlle è accettabile, quantunqua sia una forzatura, perché è pronunciato con la G iniziale, contro le regole antiche del dialetto. Ritengo che i nomi moderni femminili come Tiziana, Cinzia, Monica, Veronica, Alessia abbiano soppiantato del tutto il tradizionale Gaetanella.

Ho sentito che ad una bimba è stato affibbiato il nome di Rocchina e ad un’altra di Briseide, la schiava di Achille…Ma non era più musicale il nome Gaitanèlle?

Vasce

Vasce agg. e s.m. = Basso

Che ha un’altezza inferiore alla norma, che si trova in posizione non elevata.

Stu murjille jì troppe vàsce = questo muretto è troppo basso.

Ovvviamente se riferito a persona indica che ha bassa statura, anche come s.m.
Si ricorre al vezzeggiativo vasciòtte = bassotto, sempre riferito alla statura di una persona.

Si usa il superlativo è vasce-vasce (‘nu chéne vasce-vasce = un cane basso basso); al femminile si dice vascia-vasce (‘na segge vascia-vasce = una sedia bassa bassa)

‘U vàsce = Basso, o al femminile, ‘a vasce = La bassa, è l’uso sostantivato dell’aggettivo, ed indica una persona che ha proprio queste caratteristiche.

Mo vöne ‘u vasce = Ora viene il Basso.

Noto il detto riferito al basso Gaetano

Attenzione: lo strumento musicale il Basso o il Contrabbasso, sono chiamati ‘U basse, e ‘u controbbasse (o, con termine più antico, catarröne).

Anche qui la B che diventa V è tipico della lingua spagnola degli Aragonesi, e della sua influenza sul nostro dialetto.

Nìrje

Nìrje agg. e s.m. = Nero

Al femminile fa nèrje.

Töne i scarpe nèrje e ‘u cappjille nìrje.

Questa è vera. Un tizio che diceva strafalcioni,disse in un italiano improbabile: Tenevo un paio di scarpe bianche, poi le ho tènte (ha avuto sentore che forse “tingiute” era scorretto), e sono diventate nèrje.

Nìrje = nero, inteso come sostantivo (una volta si diceva spregiativamente “negro”), indica una persona di colore.

‘Nd’all’orchèstre stöve ‘nu nìrje amerechéne a suné ‘a tròmbe ca jöve quaccheccöse = Nell’orchestra c’era un negro americano a suonare la tromba che era davvero molto speciale.