Vìcce

Vìcce s.f. = Tacchino

Il tacchino (Meleagris Gallopavo) è un grosso uccello domestico commestibile caratterizzato da testa e collo nudi, con bargigli rossi che pendono, penne nerastre; i maschi possono allargare la coda a ruota.

Per invitare il piumato animale a mostrare la sua ruota, i bambini gridavano a debita distanza: Vìccja-vi’, fa’ la segnöre, glu glu glu glu! = Tacchino, tacchi’, fa’ la signora, glu glu glu glu!

Ovviamente la ruota la faceva quando piaceva a lui…

I piccoli del tacchino sono chiamati vicciarjille.

Quando qlcu mangia una minestra, e ama raccogliere fino all’ultima goccia di brodo o di sugo, suscita una domanda spontanea: che, ha da allatté i vicciarjille? = che, devi allattare i tacchinelli?
È un autentico sfottò, specie perché i tacchini non sono mammiferi, e che quindi non allattano i loro piccoli.

Pìnghe

Pìnghe s.f. = Pene

Mi sono già dilungato abbastanza con pengöne (scusate il calambour sul dilungamento, prolungamento o allungamento…).

Il suono pìnghe somiglia all’inglese pink, che vuol dire color rosa (ricordate The Pink Panther = La Pantera rosa?): vuoi vedere che c’è attinenza cromatica?

Beh, un po’ più seriamente diciamo che pìnghe è il membro virile in posizione di riposo. Difatti esiste il soprannome Pingamòsce qualora ci fossero dei dubbi sullo stato del pene.

È una dei tanti modi di chiamare questa nostra appendice anatomica.

Un simpatico modo di dire manfredoniano, che vuole evidenziare una situazione di gran quantità di lavoro da svolgere, è: stéche a pìnghe de fatüje = sono sommerso di lavoro (fino all’altezza dell’inguine).

In italiano si scavalca a pie’ pari il punto scabroso, e si dice che si ha lavoro “fin sulla cima dei capelli”.

Fise

Fise prep. = Fino, fino a

Seguito da preposizione o avverbio, indica il limite al quale si arriva o dal quale si parte: con riferimenti temporali:
Fise e quànne? = Fino a quando?
Fise e tànne = Fino a quel momento.
Fise e labbàsce avüte a jì? = Fin laggiù dovete andare?
Da quà fise a Sepònde so’ trè chelòmetre = Da qui fino a Siponto sono tre chilometri.
E fise e mò c’avüte fatte? = E finora che cosa avete fatto? [domanda obbligatoria che va rivolta ai Politici che si vogliono riproporre all'elettorato per chiedere i voti...]
Völ’èsse bianghjéte da bàsce fise e söpe = Ha bisogno di essere tinteggiato dal piano terra all’ultimo piano.

Fisalmènde

Fisalmènde avv. = Finalmente

Da ultimo, alla fine, isomma, in definitiva.

Usato in tono esclamativo, esprime soddisfazione per il realizzarsi di qcs. di atteso, sperato.

Oggigiorno lo pronunciano solo i più anziani, e man mano sta andando in disuso. Tutti abbiamo frequentato la scuola dell’obbligo, e lo abbiamo accostato all’italiano ‘finalmente’, anche perché è un po’ più agevole pronunciarlo.

Tèrra-pógghje

Tèrra-pógghje s.f. = Terra Apuliæ

Chiedo AIUTO ai lettori più anziani: che cosa era esattamente la Terra Apuliæ? Questo nome mi risuona nelle orecchie da quando ero ragazzino.

Io non ne sono certo, ma mi sembra di aver sentito che si trattava di una specie di società cooperativa di produzione e lavoro che assoldava braccianti agricoli per i lavori dei campi e anche manovali, badilanti, per bonificare le paludi. Il salariato veniva scelto a rotazione, un po’ come oggi i “lavoratori socialmente utili”, LSU, per consentire a più famiglie di sfamarsi.

Addjì ca sté fatjànne mò? Alla Terra-pógghje = Dove stai lavorando adesso? Alla bonifica della cooperativa Terra Apuliæ (o alla vànghe = alla vanga, o alla Pógghje = alla Puglia).

Notate che il concetto di lavorare è espresso con il termine fatjé = faticare, che in italiano esprime grande dispendio di forza fisica: ma ogni lavoro di allora era così, gravoso e durevole, nel senso che richiedeva agli addetti ben oltre le consuete otto ore giornaliere.

Il traguardo di otto ore di lavoro al giorno fu una conquista dei lavoratori dopo anni di lotta sindacale.