Caföne

Caföne s.m. = Contadino

Aggettivo e sostantivo in uso in Italia meridionale quale dispregiativo per indicare chi o che è rozzo e ignorante.

Al femminile è invariabile (‘u caföne ‘a caföne) ; al plurale m. e f. suona ‘i cafüne.

Una volta i lavoratori della terra non avevano il tempo di istruirsi perché già da tenera età erano costretti assieme al padre a svolgere i faticosi lavori campestri.

Ricordiamoci però che il contadino ha scarpe grosse e cervello fino! Il cervello fino prescinde dall’istruzione. Uno può essere anche ingegnere ma babbeo, e al contrario analfabeta ma dalla intelligenza viva, pronta.

In italiano il termine cafone ha assunto una valenza ancora più negativa per indicare chi o che è villano, screanzato, zotico, rude. In questo caso in dialetto si dice cafunàcce.

U brìnnese a sfòtte

Brindisi a sfottò

Tazze e becchjire, a la salüte di cavaljire!…

È l’inizio di un brindisi di un manipolo di avvinazzati. Il significato mi sembra chiaro: tazze e bicchieri, alla salute dei cavalieri (presenti in sala).

Se il vino comincia a fare i suoi effetti, diciamo dopo quattro o cinque bicchieri, allora cadono i freni inibitori, e il soggetto che ripropone il brindisi, senza badare se in sala ci sono delle gentili donzelle, declama interamente il suo enunciato:

Tazze e bucchjire a la salüte di cavaljire! Bucchjire e tazze, alla salüte de ‘stu cazze!

Ringrazio il lettore Antonio Vairo per il suggerimento, ma questa volta mi astengo dal fare la traduzione.

Jèsse cùtte e screscendéte

Jèsse cùtte e screscendéte loc.id. = Essere scafato, smaliziato, scaltro

Alla lettera, riferito al pane, significa: è ben cotto e passato di lievitazione (screscendéte).

Metaforicamente è riferito ad soggetto astuto, di lunga esperienza, abile, che è capace di affrontare qls difficoltà, perchè sa sempre cavarsi d’impiccio e non si impressione davanti a nulla.

(Ringrazio il lettore Antonio Vairo per il suo suggerimento)

Pusetüve

Pusetüve agg. = Tenace, saldo nei propositi

Riferito a persona combattiva, risoluta, che non si scoraggia mai, nonostante le difficoltà incontrate, che sa cavarsi d’impaccio in ogni circostanza.

Insomma una persona ammirevole, “positiva” come il termine sembra suggerire.

Mòrje

Mòrje s.f. = Scoria, morchia

Rifiuto materiale di scarto. Specificamente indica il residuo della lavorazione dei frantoi oleari artigianali.

Questo scarto, nerastro, ritenuto biodegradabile, una volta veniva sversato dai trappeti (frantoi) direttamente nei valloni di Macchia, con l’unico inconveniente di causare un acre odore che durava fino alle prime piogge. Essendo un prodotto bio degradabile non ha mai inquinato nulla.

Al giorno d’oggi queste scorie vengono sfruttate industrialmente per ricavarne un olio di bassa qualità, detto ‘olio lampante’ e non commestibile: usato una volta per alimentare le lucerne, ed ora come componente del sapone da bucato.

Cost’ùgghje jì vècchje: föte me mòrje = Quest’olio è vecchio: puzza di morchia.