Nguccé

Nguccé v.i. = ostinarsi, intestardirsi in modo quasi irragionevole.

Incaponirsi, intestardirsi, non sentire ragioni, mettersi in capo, in testa di fare qlcs ad ogni costo.

Quindi la testa c’entra sempre: ficcarsi un’idea in testa, in capo, in zucca. L’ostinato difatti è capacchjöne= testone, o chépa tòste = testa dura!

Penso che ‘nguccé deriva dal simpatico modo abruzzese di chiamare la testa (la còcce).

Non dimentichiamo che l’Abruzzo in Capitanata era di casa per effetto della transumanza delle pecore che per secoli vi venivano a svernare. Quindi c’è all’origine una osmosi, un passaggio di pecore e di termini tra le due Regioni (trattüre, trabbócche, chése-recòtte, fattizze, ecc.)

Un verbo italiano: incocciarsi (a dire il vero ora poco usato) potrebbe essere la traduzione calzante di ‘nguccé.

Quanne Mattöje ‘ngòcce nen lu cunvìnge nescjüne = Quando Matteo si ostina, non lo convince nessuno (a cambiare idea).

Punié

Punié v.i. = Puntigliare, contestare, intestardirsi nella proprie idee.

Quando qlcu puniöje (3a pers.sing.) raramente desiste dalle sue convinzioni, anzi contesta categoricamente qls altra ipotesi. Insomma costui è puniüse,fondamentalista convinto e intrattabile.

Sinonimo ‘nguccé= ostinarsi, intestardirsi in modo quasi irragionevole.

Ritengo che derivi dal latino in pugnare, ossia ‘combattere contro’ = impugnare. Un termine giuridico con il quale un soggetto chiede al giudice di eliminare o modificare una sentenza o una Proceduta ritenuta non corretta.

Pöt’èsse ca

Pöt’èsse ca loc.avv. = Può essere che, forse che

Costruito inspiegabilente sull’inglese maybe o anche may be= può essere, forse.

Meh, ha da venì stasöre? Pt’èsse ca sì! = Allora, devi venire stasera? Forse sì!

Può essere usato nel significato letterale di: può essere, è probabile, è fattibile, è accettabile, è attendibile, ecc.. (o il contrario, anteponendo la negazione nen = non).

Nen pöt’èsse (anche nen pöte jèsse) ca Mecöle làsse ‘i segarètte. Códde töne ‘u vìzzje arrarechéte = Non è credibile che Michele smetta di fumare. Costui ha il vizio (del fumo) così inveterato.

Fedarecìnne

Fedarecìnne v.i.= Aver vigore, coraggio

Alla lettera significa fidarsene, nel senso di aver fiducia e consapevolezza delle proprie capacità.

Te la füde de javezàrete? = Te la senti di alzarti (dal letto, dopo la febbre che ti ha divorato stanotte)?

Nen me la füde = Non mi reggo in piedi.

Jògge me la füde de mangiàreme trecjinde fechedìgne = Oggi mi sentirei di trangugiare trecento fichidindia (come San Lorenzo)…Sté verrüte ‘u giòvene = È vigoroso il ragazzo!

Spùnde ‘u vrachettöne e jèsse ‘u bambalöne

Sbottoni la patta e compare il battaglio (o il pendaglio, o il dondolo)

Indovinello micidiale che porterebbe ad un’errata soluzione…

Si tratta semplicemente della spiga del mais: infatti per far comparire la pannocchia bisogna aprirsi un varco tra le foglie che la ricoprono. Ricordo ai distratti che una volta sgranata la pannocchia, rimane un totulo legnoso detto in dialetto‘u tòtere.

Dalla serie “non si butta niente” questi totuli, opportunamente tritati e trattati, vengono usati per preparare lettiere destinate ad animali domestici.