Sdrumé

Sdrumé v.t. = Praticare un particolare tipo di pesca.

Si tratta della sdröme, che si pratica usando appositi paletti chiamati ‘i sdrumatüre.

Süme jüte a sdrumé ‘i cjifele = Siamo andati a ‘battere’ i cefali

Beh non ho detto nulla che possa illuminare coloro che non sono dell’ambiente marinaresco…

Cliccate sulle voci sopra nominate.

Ringrazio il Prof.Castriotta per il suggerimento di sdrumé, sdröme e sdrumatüre.

Sdrumatüre

Sdrumatüre s.m. = Asta

Si tratta di un’asta particolare, usata per praticare la sdröme, una particolare tecnica di pesca, forse ora in disuso.

I pescatori percuotono il pelo dell’acqua con questo sdrumatüre per convogliare i pesci verso la rete appostata sul loro tragitto.

Sdröme

Sdröme s.f. = Tecnica di pesca.

L’abbiamo vista nei film di avventura: i pescatori percuotono il pelo dell’acqua con i remi o con appositi paletti, chiamati sdrumatüre, in modo da convogliare i pesci, spaventati dal rumore, verso una rete appostata sul loro tragitto.

Usata prevalentamente per catturare i cefali, ma andava bene anche per altre specie di pesci. Non credo che sia usata ancora ai nostri giorni.

Rjódene

Rjódene s.f. = Barra del timone.

Generalmente è di legno, di lunghezza variabile proporzionata all’imbarcazione, con un ‘occhiello’ ad una delle due estremità, dentro il quale si inserisce le testa del timone incernierato a poppa.

La barra è rimovibile, come il timone stesso del resto, per quando la barca è portata in secca.

Qlcu pronuncia rjótene, con la ‘t’. Accettabile.

Grazie al Prof.Castriotta per il suggerimento

Trìspele

Trìspele s.m. = Trespolo

Supporto di varia forma che poggia su tre o quattro piedi, usato come appoggio o come sostegno.

I trìspele (o anche con voce più antica trìspe) erano fatti di ferro. Dalla barra trasversale scendevano due gambi e ognuno di questi si biforcava. Sul pavimento quindi c’erano quattro piedini per ogni trespolo.

Ogni letto singolo aveva due trespoli, uno a chépe = a testa, e l’altro a pjite = a piedi. Sopra le due traverse superioni, ad almeno 40 cm dal pavimento, si ponevano dei tavolacci di legno destinati a sostenere ‘u saccöne = il pagliericcio, imbottito di foglie di mais, e infine il mataràzze = materasso, (forse) con la lana.

Ovviamente il letto matrimoniale aveva tutto a misura doppia: quattro trespoli, doppio di tavolacci, due pagliericci e due materassi.

Nelle case dei proletari a piano terra (la quasi totalità degli abitanti di Manfredonia), nello spazio tra i due trespoli si depositava la legna secca da ardere nel fucarüle = focolare.

Lascio immaginare a voi la polvere che si accumulava, ciò che si staccava della legna, gli scarafaggi…Agli occhi di oggi ci sembra impossibile. Eppure le nostre nonne ci hanno vissuto in questa maniera.