Aràzze

Aràzze s.f. = Icona

Con ‘icona, da non confondere con il termine usato in informatica, intendo dire semplicemente ‘immagine sacra’.

Immagine devozionale che si poneva sopra la testata del letto. Il termine ‘aràzze‘ può somigliare all’italiano ‘arazzo’, da cui probabilmente in origine prese il nome.

Può essere di legno dipinto o scopito a bassorilievo, di tela dipinta e incorniciata, d’argento su base di legno, ecc.

È accettabile anche la versione scritta ‘a ràzze, oppure la ràzze, omofona di l’aràzze.

Quella di dimensioni contenute è chiamata ‘a razzètte o la razzètte, omofona di l’arazzètte

Maste Giuànne, assjime alla mubìblje, muà fé püre ‘na bèll’arazzètte pe chépe ‘u ljitte = L’ebanista Giovanni Del Vecchio, assieme alla mobilia, scolpirà anche una bella immagine sacra da porre sopra la testata del letto.

Per la cronaca Giovanni Del Vecchio era un bravissimo artigiano ebanista, che sapeva scolpire il legno ad altorilievo in maniera veramente artistica. Aveva la bottega assieme a suo fratello Michele (credo che Michele sia ancora attivo a 80 anni suonati) in via San Francesco 74.

Restavo a guardarlo per ore quando scolpiva, ad esempio, su un blocco di legno stretto nella morsa, il volto di Cristo sofferente. Parlo dell’anno di grazia 1949 o 1950…

Poi, semilavorato, lo passava ai ragazzi suoi allievi a farlo scartavetrare e lisciarlo per prepararlo ai successivi trattamenti con l’impregnante e di lucidatura.

Pezzènde e fetènde

Pezzènde e fetènde loc.id. = Schizzinoso

Quando qualcuno stenta ad accettare un dono, un aiuto, un sostegno, forse per un malcelato segno di orgoglio, si dice che è pezzente e fetente, ossia misero ma orgoglioso e dai gusti difficili.

Ma come: ti dò un piatto di minestra e tu ci sputi sopra? (Metaforicamente, s’intende).

Ma quìste so’ pezzjinde e fetjinde (plurale)

Spàrte recchèzze e addevènde puvertà

Dividi ricchezza e diventa povertà.

Credo che puvertà sia un termine ‘moderno’. Secondo me il proverbio dovrebbe essere così articolato:
Spàrte recchèzze e addevènde pezzendarüje.

Un monito a non dividere la proprietà per quanto possibile.

Oppure se la roba da dividere è poca, scontenta tutti anziché soddisfare la richiesta. Anche nei beni non necessariamente immobiliari.

Pezzènde

Pezzènde s.m. = Pezzente

Persona che vive in condizioni di estrema indigenza chiedendo l’elemosina. Accattone, straccione.

Al plurale fa pezzjinde.

Credo che pezzènde derivi dalle innumerevoli pezze e toppe con cui erano riparati i suoi miseri indumenti.

Mia nonna usava addirittura un verbo. Jì pezzènne = andare chedendo l’elemosina, fare accattonaggio (non esiste il verbo ‘accattonare’ in italiano). Non so, per la verità, quanto questa locuzione sia stata influenzata dal dialetto montanaro.

Ora l’accattonaggio è proibito per legge. Ricordo parecchi di mendicanti che giravano per le strade nell’immediato dopoguerra. Ognuno aveva un intercalare, come il grido dei venditori ambulanti.

C’era un vecchietto che gridava dalla strada in direzione di ogni casa: “Gesùmmaria patro’!” = Gesù e Maria, padrona!; un altro con vistose stampelle si trascinava per la via e si appellava al cuore delle mamme: “Avjite cumbassióoone ‘e ‘nu pòvere figlje ‘e màaamme, mitragliàaate sott’u bumbardamènde ‘e Fògge”. Una cadenza forestiera cantilenata con voce squillante da banditore.

Si ponevano allineati in postazione strategica davanti al Cimitero o la domenica davanti alla Chiesa madre. Per la Festività di Ognissanti pernottavano nella Taverna (De Vita?) in Largo S.Francesco, per un paio giorni, in modo che si potessero spostare al vicino cimitero, e poi cambiavano piazza con il loro fagotto di stracci, tutto il loro avere.

Chissà se qualcuno se li ricorda ancora….Parlo del 1948, o 1949. Sessant’anni fa!

Pezzendarüje

Pezzendarüje s.f. = Indigenza,

Condizione di estrema povertà. L’essere pezzente. Azione, comportamento da accattone, mendicante.

Andare in miseria = Jì mbezzendarüje.

Notate come la ‘p’ iniziale di pezzendarüje diventa ‘b’ per effetto dell’accorpamento della prep. ‘in’. Il bisillabo iniziale ‘in-pez’(zenteria) diventa monosillabo ‘mbez’(zendarüje)