Rezzecatöre

Rezzecatöre s.f. = brivido

Il sostantivo divrebbe essere smile all’italiano accapponamento, riferito alla pelle del cappone, depennata, che si presenta tutta puntini per i buchi delle penne estirpate. Un po’ come dire: avere la pelle d’oca (per il freddo, l’emozione, la sorpresa).

Sènde ‘na rezzecatöre: abbàste ca nen me vöne a fröve! = Sento un brivido (addosso): purché non mi venga la febbre!..

Oppüramènde

Oppüramènde agg. = Oppure, altrimenti

Parte del discorso con funzione disgiuntiva, indica un’alternativa o un’opposizione.

È rafforzata rispetto a quella della semplice congiunzione o: jüne o l’ate = Uno o l’altro.

Mi sembra un po’ una fusione di ‘oppure’ e ‘altrimenti’.

Döpe mangéte o ce jéme a coleche, o juchéme ai carte, oppüramènde ce facjüme ‘na camenéte = Dopo cena o ci mettimo a letto, o giochiamo a carte, oppure ci facciamo una passeggiata.

Mètte ‘a vunnèlle

Mètte ‘a vunnèlle loc.id.= Soggiogare

Alla lettera significa mettere la gonna.

Beh, allora si poteva dire: indossare, o far indossare la gonna!

No! Il significato è simile alla locuzione italiana: “in casa i pantaloni li porta lei”! Ossia il capo famiglia ha ceduto le chiavi di comando alla gentile consorte, che porta avanti la baracca, o perché sa cavarsela meglio o perché è più autoritaria su un marito evidentemente remissivo.

Quindi si tratta di un’azione figurata che significa assoggettare, soggiogare: “rendere sottomessa una persona anche con energici mezzi coercitivi fisici o psicologici; tenere in proprio dominio la sua mente esercitando un’influenza o un fascino irresistibile; affascinare con modi suasivi, con la bellezza, la grazia” (De Mauro- Il dizionario della lingua italiana).

Allora, in riepilogo: o portare i pantaloni lei, oppure mettere la gonna a lui, il risultato è il medesimo.

Vunnèlle

Vunnèlle s.f. = Gonna, gonnella

Abito tipicamente femminile in tessuto di lana o cotone che, scendendo dalla vita, avvolge le gambe delle donzelle fino al ginocchio o anche a metà polpaccio, a seconda delle mode che decretano la dimensione della sua lunghezza.

Francamente a me piacciono le ‘mini’, purché quello che lasciano scoperto sia esteticamente apprezzabile. I prosciutti esposti preferisco guardarli in salumeria!

Ora si è generalizzato l’uso dei calzoni anche fra le donne, di tutte le età.

Riconosco che i pantaloni sono più pratici da indossare, ma la donna perde di femminilità infilandosi i calzoni. Almeno ai miei occhi!

Sottavèste

Sottavèste s.f. = Sottoveste, sottabito.

Indumento intimo femminile, in seta o altro tessuto, senza maniche con sottili spalline, che si indossa sotto l’abito, spec. per non farlo aderire al corpo.

Ovviamente la sottavèste dev’essere ben nascosta. Se l’orlo malauguratamente si intravede sotto il bordo della gonna, perché più lungo di questa, evidenzia la sciatteria e l’incuria della indossatrice. Questo ‘di più’ che fa capolino dicesi pechèsce.

In altre parti d’Italia chiamano la sottoveste femminile con il nome di sottana. Il che è improprio, perché sottana significa principalmente gonna, o anche sottogonna. Ma ormai il termine ‘sottana’ è accettato da tutti con entrambe le accezioni.