Addaccé

Addaccé v.t. = Tagliuzzare, pestare, sminuzzare

Operazione specifica che si fa con un coltello su una fetta di lardo (fresco o salato) per sminuzzarlo. Anche colpire ripetutamente il lardo col taglio del coltello e ottenere un ‘battuto’ da soffriggere.

Le nostre bravissime nonne, che non avevano troppe cose nella dispensa, e nemmeno tanti soldi nel borsellino, riuscivano a ottenere con il lardo e la cipolla addaccéte soffritti in poco olio, un po’ di conserva di pomodoro, e un solo chiodo di garofano, un gustoso intingolo per condire le orecchiette, chiamato zucarjille= sughetto, o züche fìnde= sugo finto.

Finto, perché quello ‘vero’, a base di carne bovina (brascjöle) suina (savezìcchia frèške), e ovina (carne e òsse), si preparava solo nelle grandi occasioni.

Làrde

Làrde s.m. = Lardo

È un termine quasi simile all’italiano.

Definisce lo strato di grasso sottocutaneo del maiale, che, asportato dal dorso e dall’addome, viene salato e talvolta affumicato, per essere consumato o usato come condimento.

Ora va di moda il lardo di Colonnata, venduto a caro prezzo perché DOP. Ma sempre grasso è, con tutto il suo carico di colesterolo: non capisco la differenza con quello fatto a Monte Sant’Angelo.

Per estensione si riferisce al grasso, all’adipe degli umani (obesi).

Lardüse

Lardüse agg. e s.m. = Sozzo. Presuntuoso

1) Lardüse = sporco, untuoso, pieno di macchie di grasso.

2) Lardüse = Presuntuoso. Credo che ‘lardo’ possa essere l’origine plausibile anche di lardüse: (pres)untuoso (untuoso come il lardo), quindi non gradevole.

Definizione di lardüse: Chi (sost.), o che (agg.) dà un senso di fastidio per il suo modo di agire da sbruffone, saccente, smargiasso, gradasso.

Lui vuole stare sempre al centro dell’attenzione.
Nen danne avedènze a códdu lardüse = Non dar retta a quello sbruffone.

Si dà delle arie e ritiene che tutti gli altri abitatori della Terra siano suoi inferiori e subalterni.
Códde jì proprje ‘nu lardüse = Costui è proprio uno sbruffone.

In fondo è patetico, perché non si rende conto della sua stronzaggine (la sua prerogativa ad eleggersi “cilindro di merda”, e scusate il neologismo).

Tagghjalàrde

Tagghjalàrde s.m. = Borioso

Definisce una persona piena di sé, tracotante, tronfio.

Che völe ‘stu tagghjalàrde? = Che vuole questo sbruffone?

Quando eravamo piccini, questa parola evocava un misterioso personaggio che ghermiva i bambini. Una specie di papùnne = babau.

Però ‘u tagghjalàrde aveva i suoi orari ristretti, ossia veniva d’estate, solo quando i genitori andavano a riposare nel primo pomeriggio, e noi dovevami stare zitti e quieti per non disturbare (ca se no vöne ‘ tagghjalàrde…altrimenti…)

Sciammèrje

Sciammèrje s.f. = Marsina, frac

Taluni lo pronunciavano anche sciammèreche in assonanza con Amèreche.

Abito maschile da cerimonia, nero, con falde a coda di rondine.

Il popolino, almeno fino agli anni ’60 lo conosceva solo per averlo visto indossato dal cocchiere ‘in alta uniforme’ alla guida del carro funebre.

‘U cucchjire pe ‘sta catòbbe e pe ‘sta sciammèrje stöve tüse tüse = Il cocchiere con il cilindro e il frac stava tutto impettito.

Infatti il volgo non era frequentatore di soirée di gran gala, o di concerti al Teatro Alla Scala, o di cerimonie mondane di qualsiasi genere.

Con l’avvento della televisione ha capito che era un bell’abito elegante perché indossato dagli eroi delle operette…e da Modugno in “Vecchio Frac”, con la gardenia nell’occhiello e un papillon di seta blu.

Sciammèrje in gergo significava ‘rapporto sessuale mercenario’.