Nen ce sté chjó ‘nu pàlme de tèrra nètte.

Non esiste più nemmeno un palmo di terra “pulita”.

In questo caso netta significa che nel mondo non c’è nemmeno un palmo di terra emersa risparmiato dalla disonestà dilagante.

Nen esistono più “mani pulite”. È tutto un vero sfacelo: immoralità, inquinamenti, magna-magna, malcostume, droga, rapine, stupri, prostituzione, pedofilia, mafia, concussione, malversazione, lavoro nero, disoccupazione, mobbing e tante ‘belle’ schifezze attuate per fare denaro.

Il detto è molto pessimista. Dicono i Romani: pensa male che ci azzecchi. Tuttavia mi rifiuto di pensare che siamo tutti disonesti, che non esista un luogo dove la totalità è dedita a questo genere di “attività”….

Grazie alla lettrice Apple per il suggerimento.

Paranghéle

Paranghéle s.m. = Palàmito, palangaro.

Grande attrezzo adoperato per la pesca d’alto mare, costituito da una lunga cima distesa orizzontalmente, da cui pendono centinaia di lenze (tecnicamente dette palamére = braccioli) distanziate tra loro di 50 cm e terminanti ciascuna con un amo innescato (con esca).

Usato anche come forma simil-italiano palamüte. Non mi piace.

Afferràrece

Afferràrece v.rifl. = Azzuffarsi, accapigliarsi

Detto di due o più soggetti, litigare venendo alle mani.

Per chiarire ulteriormente il significato del verbo, si completa l’azione dicendo afferràrece a taccaréte, a mazzéte, a cazzòtte, a mùzzeche, a curtjille= azzuffarsi a legnate, a mazzate, a pugni, a morsi, a coltello.

Fortunatamente c’è sempre qlcu che intervene a dividere i focosi litiganti.

Il verbo è adatto anche a descrivere due cani che si liberano dal guinzaglio dei rispettivi proprietari e si azzuffano volentieri, perché ognuno ritiene che l’altro abbia invaso in suo territorio, delimitato da una bella pisciatina.

Stravesé

Stravesé v.t. = Sfigurare

Alterare la figura, nel senso traumatico, sfregiare, procurare lesioni alla persona da renderla irriconoscibile.

Può riguardare anche il soggetto parlante.

Me sò straveséte ‘a fàcce pa cadüte = La caduta mi ha causato delle lesioni tali da sfigurarmi il volto.

Hanne fàtte allüte e ce sò stravesète tutte e düje = Hanno bisticciato e se le sono date reciprocamente di santa ragione, tanto da essere irriconosacibili.

Züche

Züche s.m. = Sugo, intingolo, condimento

Salsa, perlopiù a base di pomodoro, per condire le pastasciutte.

È sinonimo di rajó = ragù.

Le generazioni moderne dicono ‘u süche. Io personalmente preferisco la dizione antica di züche.

La lunga tradizione meridionale richiede una lunga cottura possibilmentre il tegame di terracotta sul fuoco del braciere. Soffritto di cipolla e lardo addaccéte in olio di oliva, carne ovina, bovina e suina, conserva di pomodoro.

In assenza di carne si chiamava zucarjille o züche fìnde.

Insomma era un vero rito domenicale. Il suo profumo si spandeva per casa e per strada.

Se penso ai sughi pronti di adesso, in barattolo, di latta o di vetro, ad uso dei singles delle massaie frettolose, mi prende un’irrefrenabile malinconia.