Cartèlle

Cartèlle s.f. = Cartella, bustina, cachet

1) Cartèlle = Cartella, nel senso di bolletta esattoriale. Simil italiano.

2) Cartèlle = Cartella, nel senso di cartella scolastica per contenere libri e quaderni. Quando frequentavo io le elementari di chiamava ancora ‘a cartjire o ‘a cartjille. Simil italiano.

3) Cartèlle = Cartella, ‘bustina’, ossia piccolo involucro di carta per contenere qls prodotto in polvere, un cilindretto con le estremità ripiegate verso il centro: una specie di bustina senza colla.

C’era la supposizione che anche il vino si preparasse con certe polverine contenute nelle cartelle. Lo si diceva quando era di pessima qualità.

4) Cartelle = Cachet: capsula di farina d’amido, cialda sottile, come un’ostia, contenente farmaci in polvere da prendere per bocca.

Molte medicine erano preparate dal farmacista stesso di volta in volta su indicazioni del medico curante (Prodotti galenici).

In casa poi le mamme prendevano l’ostia – appena passata nell’acqua per farla ammorbidire e poggiata su un tovagliolo di tela bianca – ponevano il farmaco in polvere e avvolgevano i lembi come un fagottino, Questa ‘cartella’ veniva deglutita con un sorso di acqua.

Taratüre

Taratüre s.m. = Cassetto

Scomparto di un mobile, aperto nella parte superiore, munito di maniglia o pomello, che si apre e si chiude scorrendo su apposite guide.

Al Nord e al Sud d’Italia viene chiamato tiretto, derivato dal francese tiret o tiroir, a testimonianza dei napoleonidi che quivi hanno dimorato a lungo.

Scherzosamente si intende anche il loculo cimiteriale.

Ce n’jì scjüte au taratüre = Se n’è andato al (suo) loculo. Insomma il soggetto è deceduto.

Spessedìrece

Spessedìrece v.i. = Perdere efficacia

Dicesi prevalentemente di farmaci scaduti, ma va bene anche per altri prodotti.
‘Sta fervescènde jì spessedüte = Questi granuli effervescenti non sono più buoni (sono ‘spenti’).

Attappe bùne ‘u buccacce d’a rìnje ca se no ce spessedìsce = Chiudi ermeticamente il barattolo dell’origano altrimenti perde il suo profumo.

Abbutté

Abbutté v.t. = Gonfiare

Riempire d’aria, pompare, ingrossare, causare una tumefazione.

Abbùtte ‘stu pallöne = Gonfia questo pallone!

Usato in forma riflessiva per indicare l’ingrossarsi di una tumefazione a seguito di un trauma.

C’jì abbuttéte ‘a sangjüne = Si è gonfiata la gengiva.

Diffidate da quelli che dicono “gònfje” o “gunfjéte”….È un falso dialetto.

Sbaljé

Sbaljé v.int. = Sragionare

Andare fuori di testa, non connettere, parlare a vanvera, delirare.

Jöve sbaljànne accüme a ‘nu pàcce = Andava sragionando, come un pazzo.

Nella locuzione sbalié ‘u sùnne si intende: allontanare, distogliere il sonno, svegliarsi e non riuscire a riprendere sonno.
Stanòtte ‘u crjatüre m’ho fàtte sbaljé ‘u sùnne = Questa notte il bambino (lattante) mi ha fatto allontanare il sonno (dopo aver allattato non mi sono più addormentata).