Malembànde

Malembànde s.m. = Millinfranti, grattoni

Su un testo della cucina pugliesa era scritto anche ‘Mille infanti’

Si tratta di una specie di pasta condita fatta in casa formata da semola, uova, pecorino grattugiato e prezzemolo tritato.

Una volta lavorato l’impasto lo si sminuzza, sbriciolandolo manualmente in tanti granellini della grandezza di una lenticchia.

Siccome l’impasto normalmente è piuttosto duro di consistenza, si può usare un altro metodo per sminuzzarlo. Infatti mia suocera, che preparava un chilo e mezzo di semola alla volta, lo ‘grattugiava’ grossolanamente per ottenere un risultato soddisfacente.

Si possono cuocere in brodo di carne o, nel periodo di Carnevale, condire con ragù di carne mista.

Ora la Barilla ha posto in commercio i Grattoni e i Grattini. Ma sono solo pasta all’uovo, senza pecorino e senza prezzemolo. Nulla a che vedere, se non nella forma, con i nostri squisiti malembande.

Ammujnéte

Ammujnéte agg. = Rattristato

Si riferisce a soggetto colpito da tribolazioni, preoccupazioni e angustie. Non ha motivo di partecipare alla spensieratezza degli altri.

Deriva dal verbo ammujnàrece.

Agghje vìste a Giuanne. Stöve ammujnéte ca jöve mùrte ‘u sùgre. = Ho visto Giovanni. Era triste perché era morto suo suocero.

Ammujnàrece

Ammujnàrece v.i. = Affliggersi

Rattristarsi, preoccuparsi, amareggiarsi, angustiarsi.

Nen te jènne ammujnànne, momò vüte ca i cöse ce aggióstene = Non ti amareggiare, ora vedrai che le cose si aggiusteranno da sé.

Cjissó

Cjissó inter.= Gesù!

È lo sfogo spazientito di chi non ne può più.

Sarebbe a dire: Gesù, guarda che mi tocca sopportare!

Cjissó, c’jì fàtte mezzanòtte e ‘sti fetjinde stànne angöre a fé ammujüne! = Gesù, si è fatto mezzanotte e questi mascalzoni stanno ancora a fare baccano!

Se la pazienza stava per cedere il passo alla collera, il poveretto richiedeva anche l’aiuto di Maria:

Cjissó, Marüje, ma quìste hanne pèrse ‘a fàcce! = Gesù, Maria, ma questi hanno perso il senso della misura!

Quando mio padre, su mia sollecitazione di bimbetto, mi spiegò che Cjissó significava Gesù, io mi meravigliai parecchio, perché sapevo che si diceva Gése Crìste.

Misteri linguistici.

Vorrei azzardare una spiegazione.

In chiesa la Messa in latino nominava sovente Jesus. “In illo tempore dixit Jesus…”
Siccome in dialetto le parole che contenevano il dittongo ie o je si dicevano ji, ossia con una i lunga (fjine/fieno, cjile/cielo, Ciumariello/Ciumarjille, ‘njinde/niente, ecc) Jesus divenne Gjisó e da qui, specie se uno era un po’ incazzato, sonorizzava la ‘g’ in ‘c’ e raddoppiava la ‘s’, si è giunti a Cjissó.

Plausibile? Chissà.

Cemöse

Cemöse s.f. = Cimosa, orlo

Bordura laterale delle pezze di stoffa fatta di tessuto più resistente.

Il sarto, dopo aver bagnato la stoffa prima di utilizzarla, pazientemente eliminava la cimosa.

Se il tessuto era particolarmente grosso, si arrotolava la cimosa, la si fissava con dei punti in modo da ottenere il cosiddetto ‘cassino’ o ‘cancellino’ per togliere le scritte di gesso dalla lavagna. Lo conosciamo tutti.