Nescjüne nasce ‘mbaréte

Nessuno nasce colto, o esperto o, come dicevasi anticamente, con le virtù infuse…

In effetti alla nascita siamo tutti perfettamente ignoranti, salvo che per l’istinto di poppare. Questo lo sappiamo fare senza che nessuno ci abbia dato lezioni.

Diciamo questo proverbio allorquando qlcu ci fa notare un errore nell’esecuzione di un lavoro.

Tutti abbiamo bisogno di fare esperienza, Questo sbaglio mi permetterà di non cadere nello stesso errore.

Uaciüle

Uaciüle s.m. = Bacinella. catino

Catino, bacile, bacinella: recipiente per liquidi, largo, poco profondo, di uso domestico. In questo caso era sostenuta da un trabiccolo di ferro battuto chiamato pöte-uaciüle = porta-catino.

Anticamente era in rame e aveva un uso liturgico (come acquasantiera, o per abluzioni rituali, o per somministrare il Battesimo).

Quelli di uso corrente erano di ferro smaltato. Io ne ho visti di creta smaltata, della stessa pasta i piatti, e anche di porcellana fine.

Ora li fanno di pura plastica Moplen, ma nessuno li usa più, nemmeno per lavare il culetto ai neonati, perché in casa fortunatamente abbiamo tutti l’acqua corrente, calda e fredda.

Cunzegné ‘i ròbbe

Cunzegné ‘i ròbbe loc.id. = Esporre il corredo

Era consuetudine che i futuri coniugi, ognuno nella propria abitazione, ostentassero biancheria e oggetti che avrebbero costituito la dotazione del loro nido.

Era motivo di orgoglio per la famiglia, specie quella della sposa, poter esporre “i robbe a vìnde” = il corredo a venti. Ossia 20 maglie, 20 mutande, 20 sottane, 20 canottiere, ecc.oltre alla coperta di raso, vero gioiello per la sposa, e alla trapunta (cuèrta ‘mbuttüte), al pentolame, au renéle al uaciüle.

Il servizio di piatti di solito lo si aspettava quale regalo di nozze dai parenti.

Si diponeva tutto coreograficamente, secondo il gusto di qlc commare che fungeva da arredatrice. Addirittura qlcu chiamava ” ‘a crestjéne” = la persona (specializzata) a disporre degnamente la roba.

I parenti, opportunamenti avvertiti dell’esposizione, venivano in visita, lasciavano il regalo e la conferma della loro partecipazione al festino.

Si offrivano confettini, pizzarelle, e rosolio. Qualche spiritoso invece del bicchierino, si faceva versare il liquore dentro il “pisciatüre” (nuovo di zecca e mai usato, spero).

Mappüne

Mappüne s.f. = Straccio, cencio.

Deriva da ‘mappa’, tovaglia o tovagliolo usato spec. per coprire gli altari o nel paramento degli officianti.

Quindi: ‘mappina’ = piccola mappa.

Successivamente è passato a significare ‘pezza da piede’, tovagliolo di stoffa quadrato che i soldati italiani ricevevano in dotazione fino alla seconda guerra mondiale, con la funzione di avvolgere i piedi, a mo’ di calze.
I polpacci erano fasciati da una benda di stoffa di lana grigioverde, dello stesso colore dell’uniforme.

Lascio immaginare alla fantasia dei lettori lo stato pietoso in cui si riducevano queste mappine dopo chilometri e chilometri di marcia.

Perciò il termine mappüne, dagli altari alla polvere, ha assunto un significato molto negativo.

Difatti lo si può riscontrare nella locuzione verbale fé a mappüne = strapazzare, bistrattare.

Simile all’altra locuzione fé a pèzze da pjite= maltrattare, umiliare.

Oggi significa più specificamente pezza, strofinaccio da cucina, cencio, straccio.

Etimologicamente potrebbe anche derivare, come diminutivo, dalla màppele. Questa è una parte della rete da pesca, priva di armatura (ossia senza sugheri e piombi) non più utilizzabile perché lacerata, e destinata perciò alla spazzatura.

Škufüje

Škufüje s.f. = Minuzia

Si tratta di particella, di detrito, di frammento piccolissimo. Di solito viene usato al plurale.

Sono le briciole di pane, ad esempio, che cadono sulla tovaglia quando lo si affetta o lo si spezzetta con le mani.

Scutelije ‘sta tuàgghje, ca stanne ‘i škufüje = Scuoti questa tovaglia, ché ci sono le briciole.

Assemègghje ca tènghe ‘na škufüje ind’a l’ùcchje = Mi sembra di avere un granello sotto le palpebre dell’occhio.

Mà’ sté ‘na škufüje nèrje jind’u zócchere. Uà jèsse ‘na pòlve de cafè macenéte. = Mamma c’è un granellino nero nello zucchero!. Dev’essere un detrito di caffé macinato.