Trué ‘a pèzze a chelöre

Trué ‘a pèzze a chelöre loc.id. = Giustificare

Alla lettera: reperire una toppa dello stesso colore dell’abito da riparare.

In tempi di crisi economica, i vestiti logorati, specie se si trattava di abiti da lavoro, si rattoppavano con tessuto possibilmente simile, come tinta e come spessore, all’indumento da restaurare.

La locuzione vuole significare: reperire una scusa plausibile, trovare una giustificazione accettabile per farsi perdonare una malefatta.

Taluni erano abilissimi a farsi scusare, snocciolando storie inventate o raccontando in modo convincente i fatti in modo che escludessero se stessi da qualsiasi responsabilità oggettiva.

Quando uno tröve ‘a pèzze a chelöre disarma immediatamente l’inquirente.

Velànze a molle

Velànze a molle s.f. = Dinamometro

Si tratta di una bilancia tascabile, di modesta portata, fino a pochi kg, usata dai venditori ambulanti di derrate alimentari.

Si fissava la merce da pesare, contenuta in un fazzoletto annodato o in un secchiello, al gancio inferiore e si sollevava dall’anello superiore.

Il peso faceva allungare la molla a spirale contenuta nell’involucro. Un indicatore esterno segnava su un scala graduata, la tacca del peso corrispondente.

Era considerata precisa e affidabile, sia dal venditore, sia dal compratore.

Ho visto da bambino infilzare il gancio di ferro, annerito dall’uso, direttamente nella pagnotta del pane per eseguire la pesatura. Al giorno d’oggi per un episodio simile sarebbero intervenuti i NAS.

Fattüre

Fattüre s.f. = Fattura,

1) Fattüre = Fattura. Documento che contiene l’indicazione analitica delle merci fornite da un venditore al compratore, o dei servizi prestati da un professionista, e il corrispondente importo.

2) Fattüre = Stregoneria, malia, incantesimo.

In clima di agnosticismo, oggi quest’ultimo significato fa un po’ sorridere.

Esistevano anche allora maghi e streghe, che agivano in gran segreto, per i creduloni che volevano farsi spennare.

Gli stregoni erano capaci di “legare” o “sciogliere” la fattura, sempre dietro compenso. Addirittura facevano credere di essere capaci di fare una fattüre a mòrte!

Tuttavia credo che qlco doveva esserci, perché la fattüre aveva delle conseguenze fisiche incomprensibili: tremori, sudorazione, smanie, urla, isterismo, abulia, svenimenti, deliquio.

Probabilmente facevano ingurgitare alla persona presa di mira un po’ di stupefacenti a sua insaputa. La crisi di astinenza pareva ingigantita agli occhi dei parenti sbigottiti, i quali, per evitare sofferenze al loro congiunto, allentavano volentieri i cordoni della borsa.

Esistevano feticci, limoni pieni di spilli, e altra cose che sembravano prese dalla stregoneria afro-americana woo-doo (vudù).

Addrìzze vignetjille quann’jì angöre tenerjille

Raddrizza il virgulto quando è ancora tenero.

Ossia è meglio correggere subito un difetto, piuttosto che rimandarlo a quando è ormai inutile.

Il che vale per le persone, gli animali domestici, le apparecchiature, ecc.

Questo proverbio si cita, ad esempio, quando ormai un bimbo è grandicello ed evidentemente mostra segni di cattiva educazione.

Fìgghje de vjicchje male ‘mbaréte

Figlio di vecchi maleducato.

Se un bambino nasce da una coppia di persone un po’ avanti negli anni, certamente è amatissimo, coccolato, vezzeggiato. Questo inevitabilmente porta a dargliele vinte tutte. Perciò il pupo cresce viziato, capriccioso, abituato ad agire da despota anche fuori delle mura domestiche.

Ed ecco che allora si attribuisce, giustamente, ai genitori la colpa di non avergli saputo dare una buona creanza, e solo per il fatto che sono attempati, quindi di manica larga.