Sbuleté

Sbuleté v.t. = Slogare

Qlcu pronuncia anche svuleté. Come eredità degli Spagnoli, la b e la v si confondono facilmente (varevjire, vosche, avaste= barbiere, bosco, basta.)

Spostare un arto dalla sua articolazione naturale.

Usato spesso in forma riflessiva: sbuletàrece. Credo che derivi dal verbo svoltare, andare in un’altra direzione.

Me so’ sbuletéte ‘u pöte = Mi sono slogato la caviglia.

Fino a pochi anni fa esistevano dei praticoni molto abili che riuscivano a far rientrare nella propria articolazioni le ossa slogate della spalla, del polso, del gomito e delle caviglie.

La Signora Antonietta Potenza che una decina di anni fa, ha “sistemato” il mio polso slogato a seguito di una caduta, dopo la necessaria manipolazione, invece di mettere sulla parte dolorante il solito bianco dell’uovo – in aggiornamento scientifico – ha usato sorprendentemente il Lasonil.

Credetemi dopo pochi giorni di riposo ho ripreso completamente la funzionalità dell’arto.

Il bianco dell’uovo assieme alla stoppa l’ho sperimentato su una storta che mi aveva gonfiato una caviglia. Sapete che il mio medico mi ha detto che è come una ingessatura semirigida, e che perciò mi avrebbe giovato? Effettivamente….

Djitjille

Djitjille s.m. = Mignolo

Significato letterale: ditino, dito piccolo.

Oltre al dito mignolo, questo termnine designa anche il 5° dito del piede.

‘A scarpe m’ho muzzechéte ‘u djitjille = La scarpa mi ha arrossato il 5° dito del piede.

Djitöne

Djitöne s.m. = Pollice

Significato letterale: ditone, dito grande.

Ovviamente si riferisce sia al pollice delle mani, sia all’alluce dei piedi.

Panzètte

Panzètte s.f. = Polpastrello

Piccola parte carnosa interna della estremità delle dita delle mani.

Me sò tagghjéte ‘a panzètte du djitöne = Mi sono ferito accidentalmente al polpastrello del dito pollice.

Ammarìrece

Ammarìrece v.i. = Infettarsi

Riferito a una piccola ferita non opportunamente sterilizzata che si infetta e produce pus.

Anche l’unghia incarnita può dirsi ammarüte = infettata, infiammata.

C’jì fecchéte jìnd’u düte ‘na spüne de rìzze, e c’jì ammarüte = È penetrata accidentalmente nel polpastrello del mio dito un aculeo di riccio di mare: ora il dito si è infiammato.

Ritengo che derivi da jamére = amaro. Quindi diventare amaro, non piacevole, doloroso.