Bèlle-e-fàtte

Bèlle-e-fàtte lic.id. = Approntato, preparato, allestito.

Si intende designare un prodotto posto in vendita già ultimato.

Ora in italiano si usa per gli abiti l’espressione francese prêt-à-porter = pronto da indossare. È un barbarismo, o se vogliamo essere indulgenti, un prestito, come würstel, speck, weekend, ecc….Non voglio fare il purista.

Talora si usano, come sinonimo, le locuzione fàtte-e-tótte e bèlle-e-prònde= fatto in tutto, completato, ultimato, pronto all’uso.

Ha’fatte tó ‘sti scavetatjille? No, l’agghje accattéte fatte-e-tótte = Li hai preparati tu questi biscotti al finocchietto? No, li ho comprati già fatti.

Stasöre ce mangéme ‘nu polle bèlle-e-fatte = Stasera ceneremo con un pollo rosolato comprato in rosticceria.

Nella nostra epoca frenetica, si consumano pietanze già precotte. Ma tu vuoi mettere una domestica spaghettata con le cozze? Le nostre donne passano mezza mattinata a prepararla, ma il risultato è cento volte superiore a quello ottenuto usando cozze sgusciate e surgelate…(blah!)

Posso accettare i turcenjille fatte-e-tótte ma crudi, fidandomi del macellaio sotto casa.

Quelli in vendita arrostiti alla brace (bèlle-e-prònde) nei chioschi vicino al Santuario di San Matteo, quantunque profumatamente invitanti, mi danno un senso di sporcizia (Ozz’ózze)

Cambanére

Cambanére s.m. = Campanile

Torre che affianca o sovrasta una chiesa e che contiene nella parte più alta le campane. Nella foto d’epoca, il “nostro” speciale amato campanile dell’Orsini, uno dei pochi staccato dal corpo dell’edificio della chiesa.

Con questo termine una volta si designava anche la corata, a curatèlle di agnello o di capretto (trachea, cuore, polmoni, fegato), appesa con gancio all’interno delle macellerie in esposizione.

Era la carne dei poveri, con cui le nostre brave nonne preparavano un gustoso soffritto o dei piccoli deliziosi turcenjille.

San Gesèppe ho passéte ‘u chjanùzze

San Giuseppe ha passato la pialla.

Questo detto ironico viene pronunciato per indicare una ragazza con il seno scarsamente sviluppato.

La poverina avvertiva il disagio e arrossiva al solo sentire l’inizio della frase, perfidamente pronunciata sottovoce da qualche mascalzone sfottente, ma ugualmente udibile dall’interessata.

Raramente mostrava spirito e prontezza da spaccargli una borsetta in testa.

Zöche

Zöche s.f. = Corda, fune

Qualsiasi corda dai Manfredoniani terragni è chiamata zöche, per esempio, quella usata per stendere il bucato, quella adoperata per attingere l’acqua dal pozzo, per suonare le campane della chiesa, e per giocare a saltare o all’altalena.

In marineria si usa un linguaggio più articolato, appropriato allo spessore della corda: sagola, cima, gomena. Non sentirete mai un marinaio usare zöche.

Diminutivo: zuculèlle s.f. = cordicella, funicella.

A volte, quasi a indicare uno spago, un laccio si usa il maschile zuculìlle

Addubbjé

Addubbjé v.t. = Narcotizzare, anestesizzare.

Sottoporre qlcu a narcosi generalmente per eseguire un intervento chirurgico.

L’hanna addubbjé tutta quande? = La devono sottoporre ad anestesia generale?

No, škìtte alla sangiüne = No devono narcotozzare solo gengiva (per l’estrazione del dente).