Viéte a te, cüle…

La storia (frecàbbele) va spiegata per intero.

D’inverno, con il freddo, il naso soffre e gocciola, e con una sorta di invidia si rivolge al culo:

Viéte a tè, cüle ca sté jìnd’a valle au scüre! = Beato te, culo, che stai al caldo nella valle, al buio, coperto e caldo.

D’estate, con tutto il corpo molliccio di sudore, il culo soffre più di tutte le altre membra, e risponde al naso:
Viéte a tè, nése, ca sté söpe a quedda cuppéte = Beato te, naso, che stai sopra, in alto, scoperto, a goderti il fresco.

Il detto era pronunciato un po’ per intrattenere i figlioli attorno al fuoco, e un po’ per dimostrare – qualora ce ne fosse bisogno – che nessuno è mai contento del proprio stato.

I uéje de la pegnéte li sépe la cucchjére

I guai della pignatta li conosce il cucchiaio.

Giustamente solo chi è a stretto contatto con qlcu può conoscerne i problemi e le necessità, non colui che osserva dall’esterno e magari ha qlco da criticare.

In questo caso cucchjére è al femminile perché intende il cucchiaio di legno usato per rimestare la pasta o gli intingoli in pentola (‘a cucchjarèlle)

Se l’addùre ‘ngüle, föte püre jìsse

La frase è simpatica: se gli annusi il sedere, puzza pure lui (o lei).

Chiariamo che nessuno si sognerebbe di andare ad annusare i sederi altrui. Anche perché l’azione non sarebbe altrettanto simpatica come la frase….

Il significato di questo detto è lampante.

Anche se qlcu si atteggia a grande, o vuole mostrare autorità, fierezza, imponenza, o riveste altissime cariche nella società, è pur sempre un essere umano, con tutte le sue miserie e le sue debolezze.

Non è questione di igiene. Si tratta proprio della condizione umana che implica metaforicamente la “puzza” anche di coloro che si ritengono i più potenti della terra: sono sempre e solo esseri umani.

Fine della botta di filosofia.

A volta la ribalta della televisione ci mostra qlc personaggio arrogante, altezzoso, borioso. Viene spontaneo lanciargli il messaggio:
Vattì, ca se t’addöre ‘ngüle, fjite püre tó! = Vattene via, che se ti annuso il culo, puzzi anche tu come il resto dell’umanità!

Auànde ‘na màgghje

Auànde ‘na màgghje loc.id. = Un momento!

Alla lettera significa: agguanta, afferra una maglia.

La locuzione significa solo: fermati un momento, non proseguire nel discorso perché non ho afferrato bene il significato, non capisco dove vuoi arrivare, spiegami bene cosa vuoi dire.

Innegabile che si tratti di gergo marinaresco.

Qlcu dice che è nel rituale di coloro che rattoppano le reti da pesca fermarsi per controllare che il lavoro proceda correttamente.

Altri dicono che la magghje in questione, sia una maglia della catena, che si fissa per bloccare la calata o la risalita dell’ancora.

Auandé

Auandé v.t. = Afferrare, agguantare

Abbrancare, parare al volo un oggetto lanciato da qlcu.

Un attimo prima di scagliare l’oggetto, per essere certi che il ricevitore presti attenzione, il lanciatore esclama:Auànde! = Afferra, prendi, agguanta!