Stèmme scàrse a fetjinde

Eravamo carenti di farabutti.

Con amarezza si fa una constatazione dopo aver scoperto il comportamento di una persona che riscuoteva la stima fino a quel momento.

Come se le canaglie in giro fossero poco numerose e c’era impellente bisogno di accrescerne il numero.

Quando pensiamo agli scempi che i vandali perpetrano ai danni della cosa pubblica, ad esempio, o ad altre carognate varie, viene da pensare che “finalmente” è nato un altro stronzo (ehm, scusate il termine: m’è scappato) perché quelli in circolazione prima erano pochi.

Diceva qlcu che la madre degli imbecilli è sempre gravida, nel senso che ne nascono in continuazione.

Con una punta di ironia, se un amico arriva tardi ad un incontro, si lancia questo seimpaticissimo detto, ovviamente sapendo di trovarsi fra compagni affiatati e spiritosi.

(Ringrazio Alfredo Rucher da Roma per il suggerimento di questo arguto detto)

Ndustàrece

Ndustàrece v.i. = Indurirsi

Fenomeno fisico che consiste, a causa della perdita di acqua, nel consolidarsi di qlc sostanza. Come, per esempio accade al pane, al formaggio, allo zucchero e al sale marino lasciati all’aria.

In certi materiali per l’edilizia (calce, pozzolana, gesso, cemento) il fenomeno dell’indurimento avviene per liberazione di Carbonato di Calcio CaCo3, e quindi per causa chimica.

Maliziosamente l’indurimento per eccellenza è quello dell’erezione.

Pesciüne

Pesciüne s.f. = Cisterna

Sarebbe stato preferibile scrivere pešüne, perché si pronuncia allo stesso modo, ma non voglio fare il linguista cattedratico e pedante: va bene così com’è.

Contrariamente al significato dell’italiano “piscina”, cui assomiglia, il nostro termine non designa quella grande vasca che, riempita d’acqua, è usata per nuotare.

Nella nostra “Puglia sitibonda”, allanghéte, indicava un locale sotterraneo adibito ad accumulo di acqua piovana, che raccoglieva mediante un sistema di incanalatura, la pioggia che cadeva sui tetti delle abitazioni.

Dopo un breve periodo di decantazione, necessario al fine di far depositare sul fondo della cisterna le parti polverose, le cacche dei volatili, ecc. trascinate dalla pioggia, l’acqua veniva attinta col il secchio attraverso una porticina posta sulla parete esterna dell’edificio per uso potabile e domestico.

Ovviamente il tifo era endemico in tutta la popolazione, e falciava i soggetti più deboli che necessariamente usavano quell’acqua per dissetarsi.

Il fango depositato sul fondo periodicamente veniva tolto, un secchio alla volta, da una persona che vi scendeva con la vanga e un’altra che lo issava per buttarlo per strada, naturalmente. La cisterna alla fine veniva lavata e disinfettata con grassello di calce, in attesa delle piogge benefiche.

Arrapànde

Arrapànde agg. = Eccitante

Si traduce con una sola parola internazionale: sexy.

Lo spiego tanto per completare il compito, ma lo sanno tutti!

L’aggettivo può essere riferito ad un uomo particolarmente aitante, ma a sopratutto ad una donna molto procace, con tutte le curve al punto giusto valorizzate da abiti appropriati.

Ma non è solo questione fisica: una donna sa e può essere provocante e seducente, anche solo con lo sguardo, la voce, l’andatura.

Insomma la donzella non ha bisogno di sforzarsi molto per mettere gli uomini ai suoi piedi.

Quelli che la guardano vogliosi, arrapéte, si dicono rattüse.

Arrapàrece

Arrapàrece v.i. = Eccitarsi sessualmente

Eccitazione sessuale che prende i soggetti giovani alla vista di coetanei dell’altro sesso.

In italiano esiste il termine attizzare, v.t., ma si riferisce all’azione che fa una persona con il suo atteggiamento verso un’altra. Io attizzo te, io eccito te, io attiro te.

Nel nostro caso invece uno si eccita da sé, alla sola vista del potenziale partner, anche se questi è ignaro delle attenzioni altrui.