Rèvele

Rèvele s.f. = Regola

Usato sia come l’italiano ‘regola’ nel senso di norma, principio, metodo, sia nella locuzione (che sa un po’ di richiamo) a rèvela töje= secondo il tuo (opinabile) modo di vedere, secondo te hai agito bene?…
Meh, a rèvela töje sté fatte bùne? = Beh, secondo te è fatto bene (questo lavoro)?

Fàrece ‘na rèvele = (alla lettera: farsi una regola) Regolarsi, adeguarsi, limitarsi, controllarsi.

E màngene, e màngene, nen ce fànne pe’ njinde ‘na rèvele = Mangiano e mangiano, non sanno affatto limitarsi.

Uagnü, jì già mezzanòtte, facìmece ‘na rèvele! = Ragazzi, è già mezzanotte, controlliamoci! (evitiamo ogni schiamazzo)

Saccucciüne

Saccucciüne s.m. = Taschino

Piccola tasca finta applicata come guarnizione sulla giacca da donna.

Nelle giacche da uomo può essere anche una tasca vera e propria, e in questo caso serve per riporvi piccoli oggetti (occhiali, penne), o per farvi spuntare l’angolo di un fazzolettino di seta opportunamente ripiegato.

Questo vezzo, ormai demodé, donava al giovanotto che indossava la giacca col fazzolettino affiorante, una nota di fine eleganza.

Ho avuto la sventura di sentire, da quelli che parlano il finto dialetto, il termine ‘u tascüne: è un’orribile imitazione dell’italiano.

Non mi garba, io preferisco il termine più antico perché è vero dialetto. Se parli l’italiano usa il termine italiano, ma se parli manfredoniano usa il termine giusto!

Sacca-mariöle

Sacca-mariöle s.f. = Tasca interna.

Tasca interna della giacca da uomo, in cui abitualmente si ripone il portafoglio.

Sovente è dotata di una linguetta ad occhiello per chiuderla con un bottone.

È chiamata così, presumo, perché nascosta, segreta (nascosto come un ladro).

Esisteva, all’interno della giacca, anche una tasca senza orli e bottoni per riporvi il pacchetto delle sigarette.

Meddüche

Meddüche s.f. = Mollica

È la parte interna morbida e soffice del pane.

Il termine, come tutti quelli che contengono la doppia ‘d’ è cosiderato desueto ed antico e rozzo. Ora si dice, credendo di ingentilire l’idioma, mullüche.

Al plurale ‘i mullüche indica genericamente le briciole del pane cadute sulla tovaglia anche se contengono frammenti piccoli di crosta.

Facjüme accüme facèvene l’andüche: mangiàvene ‘i scòrze e jettàvene i füche

Facciamo come facevano gli antichi: mangiavano le scorze e gettavano i fichi.

È l’immancabile risposta non-sense, dettata dalla facile rima, quando qlcu chiedeva: accüme amma fé? = come dobbiamo fare?

Ossia quando qlcu non sa trovare una soluzione a un suo suo problema e la chiede ad uno dei suoi interlocutori.

Si dice anche per sdrammatizzare un po’ una situazione difficile.

Ho sentito dire anche che gli antichi mangiàvene ‘u scùrze e jettàvene ‘a meddüche = mangiavano la crosta e buttavano la mollica.

Anche qui era questione di rima e non di dieta, quando non esistevano ancora né il problema del sovrappeso né i dietologi che imponessero l’uso limitato di carboidrati.