Fàrece freché da ‘u maletjimbe

Fàrece freché da ‘u maletjimbe loc.id. = Farsi sorprendere dalla tempesta.

È un circonlocuzione che significa ‘commettere una sconsideratezza’.

Immaginate la marineria locale come stava attenta alle perturbazioni atmosferiche, quando le attività di pesca avvenivano solo con natanti a propulsione remo-velica.

I pescatori, benché analfabeti, avevano tutti in casa un barometro e lo sapevano “leggere” benissimo.
Conoscevano anche tanti altri segni per subodorare l’avvicinarsi di nembi, o di cigghjéte. Ne andava della loro pellaccia.

Dalla vita di mare l’espressione, figuratamente, è passata nel linguaggio usuale. Nen te facènne freché da ‘u maletjimbe = Sii prudente, sii cauto, usa precauzioni, non ti far sorprendere dalle avversità!

Cuccuascé

Cuccuascé v.t. = Funestare, malaugurare

Qualcuno ha detto in italiano gufare, usando il gufo al posto della civetta (cuccuésce).

La locuzione italiana ‘remare contro’ non rende a sufficienza la sordidità dell’atto di cuccuascé.

Quanno vogghje fé ‘na cöse jüje tutte quande me cuccuascèjene = Quando voglio fare una cosa io, tutti mi stanno a predirmi sventure.

Pu sànghe all’ùcchje

Pu sànghe all’ùcchje loc.avv. = Rabbiosamente, irosamente, furiosamente

Il significato letterale ‘con il sangue agli occhi’ denota qlu che versa in uno stato di agitazione, quando è accecato dall’ira (fig. con gli occhi iniettati di sangue).

Ce l’agghje dìtte quàtte p’u sànghe all’ùcchje = Gliene ho cantate quattro, stizzosamente, collericamente, senza alcun ombra di scherzo.

In italiano si potrebbe usare la loc.avv. ‘a muso duro’, ma non è altrettanto efficace.

Attacche ‘u ciócce add’jì ca völe ‘u patrüne

Lega l’asino dove vuole il padrone.

Se sei un subalterno fa quello che ti chiede il Superiore, anche se a te l’ordine sembra cervellotico.

Secònde la rèvele di Chitarrèlle

Secondo la Regola del Codice di Chitarrella.

Ringrazio vivamente Alfredo Rucher che mi ha passato questo gustoso modo di dire e che trascrivo integralmente:

“Mio padre quando ero piccolo citava molto spesso questo modo di dire per indicare: questa cosa si fa in questo modo. Ossia che ogni cosa andava fatta e regola d’arte.

Ora, come si sa, Chitarrella era un matematico napoletano che alcuni secoli or sono codificò le regole del gioco delle carte napoletane (tressette, scopone ecc.).

Quindi quel detto ripetuto da mio padre voleva essere un richiamo al rispetto delle regole, cioè del fare le cose per bene, nel momento in cui si evidenziava una operatività errata” (Alfredo Rucher).