Cazzié

Cazzié v.t. = Rimproverare aspramente

Sgridare, riprendere qlcu per il suo comportamento scorretto.

Fàmmene jì, non vogghje jèsse cazziéte da pàteme. = Lasciami andare, non voglio essere rimbeccato da mio padre.

Possiamo far derivare questo verbo dalla locuzione italiana “prendere qlcu a pesci in faccia” nella versione volgare, ove – secondo l’uso napoletano – il sostantivo “pesce”, in senso figurato, vuol dire un’altra cosa.

Cazzjatöne

Cazzjatöne s.m. = Rimprovero, ramanzina

Si tratta di un’aspra sgridata, una sonora strapazzata inflitta a qlcu che non ha agito come avrebbe dovuto o che non ha ascoltato le direttive del suo superiore, sia esso il maestro artigiano, o il genitore, o il capufficio.

Quanne ‘u pétre l’ho sapüte l’ho fatte ‘nu cazzjatöne!
= Quando suo padre lo ha saputo gli ha fatto una sfuriata!

Cöse-fetènde

Cöse-fetènde agg. e s.m. = Impertinente, inezia.

Alla lettera: coso/a puzzolente.

L’aggettivo calza a qlcu che si comporta in maniera scorretta, meschina, subdola.

Il sostantivo designa una persona dai modi volgari, moralmente degradato, insignificante, stupido e insolente (avaste?).

Vatti’, ‘stu cöse fetènde! = Va via, insolente!

Per estensione il sostantivo indica un oggetto insignificante, di nessun valore, inadatto all’uso.

Al femminile fa cösa-fetende.

Che adda fé per ‘stu cöse fetènde? Mjinele jìnd’a mennèzze! = Che hai da fare con quest’oggetto inutile? Buttalo nella spazzatura (mi raccomando la raccolta differenziata!)

Rembambüte

Rembambüte agg. e s.m. = Rincitrullito, rimbambito

Che, o chi ha perso la capacità di ragionare, a causa dell’età avanzata.

È triste sentir dire questo termine contro una persona anziana…Purtroppo l’Alzheimer quando arriva prescinde da qls distinzione. Domani potrebbe colpire me o te, a caso.

La malattia colpisce la memoria e le funzioni cognitive, si ripercuote sulla capacità di parlare e di pensare. La persona affetta dal morbo manifesta stati di confusione, cambiamenti di umore e disorientamento spazio-temporale.

Rivolta ad un soggetto non anziano l’aggettivo è offensivo perché attribuisce a corta intelligenza un semplice atteggiamento di incertezza.

Sciòttele

Sciòttele s.f. = Acqua di cottura

È l’acqua di bollitura che si raccoglieva dopo aver lessato la pasta o le vedure in genere.

Era usata ancora calda per lavare le stoviglie.

Si riciclava per il terzo uso come brodaglia per ammollare il pane duro da dare alle galline allevate in casa, e infine come sciacquone per il W.C. quando finalmente quasi tutti avevano in casa l’allacciamento alla fognatura (dopo gli anni ’40) e non l’acqua corrente.

Prima dell’avvento della fogna semplicemente si buttava per strada per la delizia delle mosche…

Il termine sciòttele era ritenuto a torto troppo rozzo, e fu “ingentilito” in jòttele come quasi tutti quelli che iniziano con “sci” o contengono questo suono all’interno della parola (sciucarjille, desciüne, sciüte, scenócchje, ecc.= giochino, digiuno, andato, ginocchio, ecc.).

I Montanari, ammirevolmente più tradizionalisti, non sono caduti in questa moda e tuttoggi pronunciano questo suono marcatamente (me ne vògghje scì a Mónde =me ne voglio andare a Monte).

L’unica differenza con il manfredoniano è la “o” da noi pronunciata larga e dai Montanari stretta.