Zengöne

Zengöne s.m. sop. = Aculeo

Aculeo, pungiglione, tipico delle pale dei fichi d’india.

E’ anche un soprannome locale. Uno dei Zengöne ha una rinomata pescheria in via Tribuna.

Al plurale fa zengüne. Con questo termine si intendono anche i peli delle gambe maschili (rarissime volte anche delle gambe femminili, ma proprio raramente) irti, lunghi, orribili.

Madò, ‘mbacce ‘i jàmme tenghe i zengüne tànde! = Madonna, sulle gambe ho dei peli superflui esageratamente lunghi (quanto l’indice della mano sinistra, indicato dall’indice della mano destra, dall’unghia alla base della falange)

Strìtte-strìtte

Strìtte-strìtte agg. = Stringato

Riferito specialmente al prezzo che nelle estenuanti trattative tra il cliente e il commerciante deve essere concordato in modo che ci sia convenienza per entrambi.

Quande m’ha da fé strìtte-strìtte? = Qual’è l’ultimo prezzo che proponi?

Si dice infatti anche: l’óteme prèzze, al disotto del quale la trattativa non può proseguire.

Il commerciante cede, a furia di calare il prezzo, e dice alla fine che il suo margine di guadagno è estremamente risicato, stretto stretto, quasi a rimetterci…

Il fatto di trattare sempre sul prezzo è una consuetudine propria di noi meridionali, forse per contaminazione levantina. I commercianti che non vogliono arrivare a questo espongono il cartello “Prezzi fissi”. Le potenziali clienti, sempre le donne, però ci provano lo stesso….

Ricordo con simpatia Luciano De Crescenzo che nel libro “Così parlò Bellavista”, ad un suo personaggio napoletano trapiantato a Milano, fece chiedere uno sconticino anche alla Upim-Rinascente, accampando una “conoscenza” con la Signora Rinascente…

Tammaröne

Tammaröne s.m. = Monticello

Accumulo di terra e sassi naturale o artificiale, mucchio elevato di materiale vario (spazzatura, tufina, sabbione, frumento, ecc.)

Quann’ànne scarechéte a frascjüme ànne fatte ‘nu tammaröne qua ‘nnande (o ‘nnanze)
= Quando hanno scaricato la tufina hanno creato un monticello qua davanti.

Per estensione significa anche una quantità notevole di materiale che può essere raccolto e trasportato fra le braccia in una sola volta.

L’ho sentita al mercatino da un fruttivendolo a suo fratello che doveva pesare due chili di cime di rapa:E mìtte l’ati ciüme de répe jind’a velànze! Quanne uà mètte ‘nu tammaröne e quanne uà mètte a jüne a jüne= Metti le altre cime di rapa nella bilancia! Quando ne mette una bracciata (in peso eccessivo) e quando ne mette ad una ad una (e non raggiungge mai il peso richiesto).

Ho chiesto che cos’è ‘u tammaröne? Quello che si porta con le braccia: una bracciata di erba.

Saltangùdde

Saltangùdde s.m. = Ammucchiata

Giuoco fanciullesco simile a Crisciamendöne.

Alla lettera significa: salta addosso.

Crìsciamendöne

Crìsciamendöne s.m. = Ammucchiata

Gioco fanciullesco simile alla “cavallina”, con la differeze che in groppa al “cavallo” montano sei o sette compagni, fintantoché il poverino che sta “sotto” riesce a sopportarene il peso e poi crolla con tutto il carico….

Un po’ crisciamendöne è la scena che si vede nei campi di calcio, quando tutti i compagni di squadra saltano addosso al marcatore del goal fino ad atterrarlo. Jüne ‘ngùdd’a l’ate = Uno addosso all’altro.

Il lettore Gigi Lombardozzi mi ricorda che il gioco era chiamato anche “‘a mamma a cavàlle