Mené ‘a bòtte

Mené ‘a botte v.t. = Incolpare, accusare qlcu.

Alla lettera significa: lanciare la colpa, dare la colpa.

Löre fanne ‘i fatte, e a mè me mènene ‘a botte = Loro compiono i misfatti e a me danno la colpa.

Se l’accusa non è palese, o diretta, ma generale, si dice mené ‘a spennéte

Cìtte-cìtte

Cìtte-cìtte avv. = Zitto zitto, silenziosamente.

Facjüme citte-citte = Agiamo silenziosamente.

Škenjille

Škenjille agg. e s.m. = Scansafatiche, sfaticato

Credo che il termine škenjille derivi da “schiena” nel senso di schiena delicata, tanto fragile da non potersi piegare alla fatica…

Uno che ha una schiena così può solo passeggiare per il Corso, non può nemmeno stare davanti a un Computer.

Schéle schéle

Schéle schéle avv. = Lungo le scale.

Mené schéle-schéle = Lanciare qlcu o qlco lungo la gradinata.

Cadì schéle-schéle = Cadere per le scale.

Tagghjé i capìlle schéle-schéle = Tagliare i capelli maldestramente (come zanne-zanne).
Il risultato disastroso di un lavorante barbiere alle prime armi.

Attunné

Attunné v.t. = Arrotondare

Smussare, curvare, dare una forma tondeggiante a qlco, rendere simile a un tarallo o a una pagnottella.

Ce l’ho ‘ttunnéte ‘u taralle! = Gli ha dato una bella lezione!

In effetti la frase è un po’ volgare perché è accompagnata da un gesto che unisce i pollici e gli indici delle due mani, come se si formasse un cerchio. Il significato eloquente dice che “gli ha fatto un culo così” (ehm scusate…), ossia gli ha fatto una strigliata o lo ha battuto in un gioco, lo ha fatto soccombere in una lotta corpo a corpo, ecc.