Rubbamjinde

Rubbamjinde s.m. = Ruberia

L’azione di rubare, in maniera abituale, di taluni soggetti dediti a qest’attività comprendente anche truffe, abigeato, saccheggio.


Tasse da quà, tasse da llà, jì tutte ‘nu rubbamjinde!
= Tasse di qua, imposte di là, è tutto un furto!

Ate-ca-càzze

Ate-ca-càzze inter. = Altroché

Si usa volentieri nel manifestare compiacimento per qlco o qlc azione decisamente migliore di una simile, precedente.

Quìste so’ melüne, ate-ca-cazze! = Questi sono meloni (buoni) altroché.

Mamme t’ho fatte assapré i scagghjùzze? Cüme jèvene? – Ate-ca-ccàzze! = Mamma ti ha fatto assaporare i tocchetti di polenta fritta? Come erano ? = Altroché (non c’è paragone con gli altri).

Te pièce accüme sépe suné ‘u vjulüne Mattöje? – Ate-ca-cazze! = Ti piace come Matteo sa suonare (bene) il violino? = Altroché!

Per le orecchie delicate si usa un eufemistico ate-ca-chjacchjere = altro che chiacchiere, storie.

Còffe

Còffe s.f. = Cesto

Cesto a forma tronco-conica, provvista di manici, usata dai muratori per contenere e sollevare pietrame e mattoni.

Per estensione, vista la stessa forma, si è affibbiato questo nome anche alla cavedarèlla caldarella di ferro che contiene la malta.

In termini marinareschi la coffe è una sorta di terrazzino con steccato di protezione, fissato sugli alberi dei velieri, destinato a contenere i marinai addetti alle manovre delle vele o alla vedetta in mare (mitico l’urlo:terra, terra! nei film d’avventura lanciato dagli uomini di vedetta sulla coffa….)

Sbafàrece

Sbafàrece v.i. = Sgasarsi

Riferito a bibite gassate, che dopo un po’ di tempo perdono le “bollicine” perché l’acido carbonico aggiunto per renderle frizzanti dopo un po’ si smaltisce da sé, spontaneamente.

Cum’jì ‘sta bìrre? Stöve japèrte…C’jì sbaféte? = Com’è questa birra? (La bottiglia) era aperta… Si è sgasata?

Si usa dire anche quando si smaltisce una sbornia, per indicare che sono terminati i vapori del vino.

Meh? C’jì sbaféte a ‘mbriachèzze? = Beh? È evaporata l’ubriacatura?

Le giovani generazioni lo usano come sinonimo di mangiare, trangugiare avidamente e velocemente qlco.

Püle-ngüle

Letteralmente: pelo nel culo

Curioso soprannome attribuito probabilmente a qlcu che con mossa volgare si grattava in pubblico il suo deretano, come vediamo fare dai guitti nelle farse teatrali per suscitare l’ilarità del pubblico.