Ascènne

Ascènne v.i. = Scendere

È ammesso anche solo scènne.
I più anziani dicono ascennìje.

Muoversi, procedere dall’alto verso il basso con movimento graduale, a piedi o con un mezzo di locomozione.

Curiosamente il nostro dialetto dà al verbo ascènne il significato di uscire, andare a spasso, per il Corso, passeggiare per il lungomare.

Quann’jì ca da scènne? Quanne me spìcce!= Quando potrai uscire? Quando mi sarò sbrigato.

Vabbè, in dialetto il futuro prossimo o il futuro anteriore non esiste….

Tagghjöle

Tagghjöle s.f. = Tagliola

Trappola usata per catturare topolini domestici e anche passeracei.

Esistono quelle a tavoletta e ad archetto, funzionanti con una molla a torsione, che scattano al movimento dell’animaletto che le tocca per mangiare il cibo posto come esca, catturandoli.

Sbatàcchje

Sbatàcchje s.m. = Asse di legno

Usato in edilizia dai carpentieri che preparano i casseri per il calcestruzzo.

Sono tagliati secondo necessità, cercando di non fare spreco.

Utilissimo e versatile, l’asse funge da sostegno, da distanziatore, da allineatore, ecc.

I pescatori, che non capiscono nulla di edilizia, chiamano scherzosamente sbatacchje l’organo sessuale maschile.

Paröla möje ai chéne (La)

La paröla möje ai chéne lic.id. = Non sia mai

Alla lettera: La parola mia ai cani.

Si usa questa locuzione prima di pronunciare qls cosa che possa essere mal interpretato dall’interlocutore.

Si preferisce chiarire che quello che si sta per dire di spiacavole non debba nuocere ad alcun essere vivente, tranne i cani. Perciò è meglio che questi siano senza proprietari.

Un po’ come ‘nziamé, allonghe da ‘gnüne, allongasüje .

Pìnge

Pìnge s.m. = Tegola

Elemento componibile di laterizio, usato come copertura di tetti.

Esistono di varie forme. La tegola più usata in Italia è quella a coppo, semicilindrica leggermente rastramata, ossia più larga al lato inferiore e più stretta a quello superiore, da potersi sovrapporre per qualche centimetro.

Esistono tegole piatte trapezoidali con i due lati maggiori rialzati a sponda, dette ìrmece = èmbrici, usate fin dall’epoca dell’antica Roma.

In epoca moderna sono usate quelle rettangolari e scanalate chiamate “marsigliesi”, nate nel ’900. Non so se le tegole marsigliesi hanno il corrispondente nome in dialetto manfredoniano. Invito i lavoratori edili a farsi avanti e chiarire il dubbio!

Nen anghianéte söpe ‘u tìtte ca ce ròmbene ‘i pìnge = Non salite sul tetto, ché si rompono le tegole.