Giüravüte

Giüravüte s.m. = Cacciavite

È ammessa anche la grafia geravüte, tanto la pronuncia è praticamente uguale.

Deriva da gira, girare (avvita o svita) e da vite. Dovrebbe essere giravite, ma in italiano non è ammesso.

Attrezzo del falegname, del meccanico dell’orologiaio ecc. usato per allentare o stringere le viti di qls dimensioni. La dimensione dell’attrezzo è ovviamente proporzionata alla vite da trattare.

È costituito da un’asta di metallo con manico. Può avere l’estremità a lama dritta, detto giüravüte a tàgghje = cacciavite a taglio, e a lama terminante con una croce in rilievo, detto giüravüte a stèlle = cacciavite a stella.ù

Dice l’hobbista parafrasando Archimede (che certamente lo adoperava anche lui), datemi un cacciavite e vi solleverò il mondo.

Ora esistono gli avvitatori elettrici a batteria ricricabile.

Früfeléte

Früfeléte s.m. = Fil di ferro

Ferro filato, di vari spessori, trova largo impiego in agricoltura, in edilizia, ecc.

Quello sottile di ferro molto dolce, nel senso che si piega facilmente, è raccolto in matassa chiamata “braciola” viene usato in edilizia dai carpentieri per legare e fissare tra di loro i vari tondini per calcestruzzo.

Buccàcce

Buccàcce s.m. = Vasetto di vetro

Principalmente è usato, opportunamente chiuso con il coperchio a tenuta, per contenere cibi (marmellata, pomodori pelati, carciofini, lampascioni, olive, ecc.) sia quelli conservati industrialmente, sia quelli domestici.

Dim. buccaccètte (di dimensione ridotta per contenere omogeneizzati, filetti di acciughe, capperi, ecc.)

Sté piòmbe

Sté piòmbe loc.id. = Essere privo di qlco.

Se uno sente per la prima volta questa locuzione resta un po’ perplesso. A parte il fatto che in dialetto piombo si traduce chjómme

Sté piòmbe è usato nel gergo dei giocatori di carte per indicare che non si ha un determinato seme, uno specifico “colore”. È una delle tante dichiarazioni che i giocatori di “Tressètte” hanno l’obbligo di esternare prima di iniziare a scendere le carte (Napluténe a còppe, piòmbe a ‘nu péle, quartolìsce..= Napoletana a coppe, privo di un seme, quartultima carta dello stesso seme, ecc…).

Io presumo che il riferimento sia il piombo della rete da pesca che va verso il fondo, al contrario del sughero che tende a galleggiare.

Quindi essere piombo, significa: vado a fondo, non ho mezzi per salvarmi.

Infatti, per estensione, se si voleva comunicare agli amici la lieta novella di essere “senza il becco di un quattrino”, si usava dire sinteticamente: stéche piòmbe (ovviamente a denére= a denari, non a bastoni…)

Péle

Péle s.m., s.f. = Palo, seme (di carte da gioco), pala

1) Péle s.m. = legno lungo, appuntito, che si conficca nel terreno, allo scopo di reggere una giovane pianta o sostenere una rete di recinzione, ecc.

2) Péle s.m. = ciascuno dei quattro “semi” o “colori” che contraddistinguono le carte da gioco. In quelle italiane sono: coppe, denari, spade, bastoni per indicare rispettivamente i beoni, i ricchi, i soldati di ventura e i malfattori (quattro categorie di uomini da prendere con le molle). Nelle carte dette “francesi” (o da poker, ormai universali, entrate anche nella nostra cultura) sono: cuori, quadri, fiori, picche.

3) Péle s.f. = pala, arnese da lavoro, formato da una lama d’acciaio fissata a un manico di legno. Viene adoperato per raccogliere ammucchiare terra, pietrisco, ecc. Quella con la lama di legno e il manico molto lungo è usata per porre e ritirare il pane dal forno.