Sfascìzze

Sfascìzze s.inv. = Congegno, apparato, meccanismo malfunzionante

È specif. riferito a qls mezzo di locomozione che procede a stento a causa della vetustà o dall’assenza di manutenzione: insomma è da sfasciare!

Giuà, quann’jì ca te ljive ’stu sfascìzze? = Giovanni, quando deciderai di rottamare questo catorcio?

‘Stu tràpene jì ‘nu sfascìzze! = Questo trapano non funziona bene!

Tènghe ‘na sfascìzze ma nen tènghe ‘i sòlde pe’ cangiàrle = Ho un’auto che è un catorcio ma non ho denaro per sostituirla.

Sutterrànje

Sutterrànje s.m. = Seminterrato, scantinato, sotterraneo.

Parte dell’edifico posta sotto il livello del piano stradale, adibita prevalentemente a ripostiglio o a deposito di vino (da cui l’italiano scantinato).

Purtroppo in tempi non troppo remoti molte famiglie povere, non potendo permettersi di pagare una pigione più alta, erano costrette ad alloggiare in questi locali. Non occorreva alcun certificato di abitabilità come si usa oggigiorno…

Perciò tutti i membri di queste famiglie erano falciati sovente dalla TBC e avevano a che fare con scarafaggi e altre simpatiche bestiole abitatrici anch’esse dei luoghi umidi e bui come i sutterranje.

Rucelé

Rucelé v.i. e v.t. = Ruzzolare, far cadere

Rucelé v.i. = Cascare ruzzoloni, spec. se si cade dalla scala (col verbo aus. essere).
So’ ruceléte schéle schéle = Sono ruzzolato lungo la scalinata.

Rucelé v.t. = Far cadere, spingere verso il basso un oggetto tondeggiante, una botte, una balla, ecc. (col verbo ausiliare avere)

Agghje ruceléte ‘a vòtte söpe ‘i sdànghe fine abbàsce ‘u sutterrànje = Ho rotolato la botte sulle travi fin giù al seminterrato.

Prevetózze

Prevetózze s.m. = Seminarista

Giovane che studia in seminario, aspirando a diventar sacerdote.

Siccome una volta erano vestiti con la tonaca nera fino ai piedi, proprio come i sacerdoti già ordinati, sembravano tanti piccoli preti quando uscivano in fila per la passeggiata o per recarsi alla Gròtte ‘i mùnece per i bagni di mare, suscitando la tenerezza di tutte le mamme.

Difatti, alla lettera, prevetózze significa pretuccio, prete piccolino.

Dopo il Concilio Vaticano II nemmeno i preti grandi portano la tonaca, salvo che nelle Cerimonie liturgiche sacramentali e devozionali: Battesimo, Esequie, Processioni, Matrimoni, ecc.

Vàtte fé ‘na pòmpe!

Vatti a fare un clistere!

Era un’esortazione rivolta ad un interlocutore importuno per sollecitarlo ad avere cura della sua persona, cioè ad andare a farsi una ricca peretta (un clistere), a vantaggio della sua salute…..Insomma un eufemismo per dire vaffa

Quest’espressione non viene più usata. Meno male, perché al giorno d’oggi, andare a farsi una “peretta-pera” e una “pompa-pompino” hanno assunto un altro significato!