Perchjàcche
Perchjàcche s.f. = Erba porcacchia, Portulaca, Porcellana
Pianta spontanea conosciuta anche nell’antico Egitto come erba officinale. Poiché si dava ai porci mescolata ad altri alimenti nel pastone di svezzamento, nel medio evo ara chiamata erba porcaccia o porcacchia; col nome di erba porcellana è tuttora conosciuta nell’Italia Centrale.
Da noi viene chiamata anche precchjàzze.
E’ un’erba invadente, comunissima. La si ritrova negli orti, vicino alle macerie, lungo le strade e i sentieri delle regioni calde. Fiorisce in estate fino alla fine dell’autunno.
È ritenuta popolarmente come antielmintica, depurativa, diuretica. Può essere usata cruda in insalata, sola o insieme ai pomodori, oppure cotta per preparare frittate o nelle minestre.
I rametti più carnosi si possono tagliare a pezzetti e, messi sotto aceto, consumati al pari dei capperi.
È anche sinonimo di pecciöne nel senso di apparato genitale esterno femminile.
Perciò la domanda sorge spontanea:
Cum’jì ca quest’èreve ce chjéme ”a perchjàcche?” = Perché quest’erba si chiama così?
La risposta è lapalissiana:
Pecché jì saprüte! = Perché è gustosa!!!