Mocasarrà

Mocasarrà avv. = Quando sarà

I più raffinati che non volevano usare il solito mocajì (vedi mocajì), dicevano mocasarrà = letterale: ora che sarà = quando sarà il suo tempo.
Quindi il tutto viene proiettato in un futuro più o meno prossimo, e molto vago e incerto.

Luìgge, mò ca te spuse, m’ha da ‘nveté au spusalìzzje? Eh, mocasarrà… = Luigi, quando ti sposi mi inviterai alle nozze? Eh, quando sarà (se e quando….).

Mattöje, mocasarrà, l’ha da vènne ‘a chése? = Matteo, quando sarà il tempo, la venderai la casa.

Quel mocasarrà sottintende, ad esempio, quando morirà tua madre e avrai la completa disponibilità dell’immobile, o quando sposerà tuo figlio ed avrai bisogno di capitale, ecc.
Fattori di cui entrambi, il richiedente e l’interlocutore, sono a conoscenza. Più che altro chiarisce che il primo è interessato, come in questo esempio, all’acquisto della casa.

Nzónze

Nzónze s.f. = Sudiciume, sporcizia, untume.

Per lo più la sporcizia è dovuta a sostanze grasse e untuose.

Livatìlle ’sta cammüse! ‘U vüte ca ‘u cullètte stéje chjüne de ‘nzónze? = Lèvatela questa camicia! Lo vedi che il colletto è piena di untume?

Pulizze ‘a cucjüne ca sté ‘a ‘nzónze = Pulisci (il piano della) cucina che è pieno di sudiciume.

Schemmöve

Schemmöve v.t.= Spostare, rimuovere qlco.

Usato per lo più in modo figurativo, specie nel senso di muovere a compassione.

Enótele ca chjànge: a me nen me fé schemmöve pe njinde per njinde! = È inutile che piangi: non mi commuovi assolutamente.

Esiste la forma riflessiva :Schemmuìrece = Turbarsi, impressionarsi, intimorirsi, muoversi, spostarsi.

Ce so’ presendéte tre bandüte p’i pestöle pundéte, ma Mecöle nen c’jì schemmusse tande = Si sono presentati tre banditi con le pistole puntate, ma Michele non si è impressionato più di tanto.

Jüje lu chjéme e códde nen ce schemmöve da là = Io lo chiamo e quello non si muove da lì.

Pecchè ‘u Pépe nen jì ‘u Re.

Perché il Papa non è il Re.

È una risposta evasiva a qlcu troppo inistente con le domande o se si vuole tagliare corto senza fornire spiegazioni sul proprio operato.

Questo detto è rivolto specialmente ai minori dai genitori che vogliono educarlo a non fare certe richieste.

Esempio telegrafico:

-Papà m’accàtte ‘a bececlètte?
-NO!
-E pecché?
-Pecchè ‘u pépe nen jì ‘u Re!

A questo punto non si poteva più discutere. Almeno ai miei tempi.

Cum’jì

Cum’jì o Cumì avv. = Perché, com’è.

In proposizioni interrogative dirette o indirette: per quale motivo? o per quale scopo?

Corrisponde all’interrogativo inglese Why?, o a quello francese Pourquoi?.

La risposta richiede rispettivamente Because…, e Parce-que….

In italiano va bene il medesimo avverbio sia per la domanda e sia per la risposta: Perché? - Perché…

In dialetto: Cum’jì? - Pecchè

Ma le regole non sono ferree, se si dice come in italiano va bene lo stesso:

E pecchè? Pecchè ‘u Pépe nen jì Re!