Tagghjafùrce

Tagghjafùrce s.m. = Forbicina (zool.)

E’ un insetto (Forficula auricularia ) fitofago (mangia vegetali), dell’ordine dei Dermatteri, famiglia delle Forficulidae, e può attaccare colture erbacee in pieno campo, ortive, ornamentali e arboree da frutto.

Erroneamente fu ritenuto pericoloso per i bambini. Con l’appendice biforcuta a guisa di forbicetta riescono a infliggere solo leggeri pizzichi, ma sono insetti del tutto innocui.

In casa lo possiamo trovare ospite in qualche frutto, specie nei dolcissimi fichi o nei fioroni, penetrati in essi dal fondo, mai dal picciolo.

Scaramöne-a-cjindepjite

Scaramöne-a-cjindepjite s.m. = Millepiedi

Alla lettera: scarafaggio a cento piedi. In italiano si dice Millepiedi. Ma quanti ne ha?

Il Millepiedi (Pachyiulus communis) è un piccolo invertebrato della Fam. delle Julidae, con corpo vermiforme ricoperto di cuticola e dotato di numerose zampette, articolate due paia per segmento.
Sono saprofagi e fitofagi: si nutrono di foglie morte, legno marcio e vegetali.

Innocuo per l’uomo, lento, si sofferma per delle ore acciambellato su una parete durante i suoi estenuanti spostamenti.

Per brevità viene anche chiamato ‘U cjindepjite = Il cento piedi.

Röte

Röte s.f. = Ruota; cortina; rete.

1) Röte s.f. = Ruota. Organo meccanico girevole a forma di disco che trasmette il movimento mediante contatto diretto: la r. della carrucola, la r. del mulino, la r. del carro. Al plurale è invariabile (‘a röte, ‘i röte).

‘U sciarabbàlle töne döje röte = Il calesse ha due ruote

2) Röte s.f. = Cortina. Tenda divisoria a rete sorretta da anelli metallici che, come un sipario, divide un ambiente dall’altro o che ne nasconde una parte. In uso tuttora sugli usci delle abitazioni a piano terra. Al plurale non cambia desinenza.

Annètte, mamme, mjine tutt’e döje ‘i röte ca tràsene ‘i mosche = Annetta, bella di mamma, stendi entrambe le tende a rete, altrimenti entrano le mosche.

3) Röte s.f. = Rete. Attrezzo costituito da fili più o meno grossi di fibre tessili intrecciati e annodati a maglia, usato per catturare pesci o anche uccelli e animali selvatici. Al plurale fa rüte (‘a röte, ‘i rüte).

Jéme all’albe a salepé ‘i rüte = Andiamo all’alba a salpare (sollevare dall’acqua) le reti calate in precedenza.

Per estensione ‘a röte è anche quella metallica usata per la recinzione o quella di maglie d’acciaio fissate a un telaio di ferro, che serve da sostegno al materasso del letto.

Calechére

Calechére s.f. = Calcicifio, fornace per la cottura del calcare.

Sappiamo tutti che il calcare, la pietra calcarea, il marmo, per intenderci, è un carbonato tricalcico (CaCO3) è vero?

Da questo minerale si ottiene la calce mediante cottura in apposite fornaci a torre di pietra alimentate da legna.

A Manfredonia ce n’erano un paio di queste “calcare”, produttrici di calce viva in zolle. (vedi: càvece)

Càvece

Càvece s.m. e s.f. = Calcio, Calce

1) Càvece s.m. = Calcio, pedata, colpo sferrato con un piede (al pallone o contro un avversario in lotta).

2) Càvece s.f. = Calce, prodotto per l’edilizia o anche la calcina, la malta per attaccare i tufi o pavimenti e rivestimenti.

La calce viene prodotta per cottura della pietra calcarea in apposite fornaci dette calechére (si ottiene la “calce viva in zolle”), la quale posta poi a contatto con l’acqua, sprigiona calore e comincia a ribollire.

Questo processo, che è molto pericoloso, si chiama “spegnimento” (o più correttamente “idratazione”) e viene realizzato in apposite vasche. La la calce così ottenuta mista all’acqua ha consistenza pastosa, e viene detta “grassello di calce” o più correttamente “calce idrata”.

La calce oggi è utilizzata è la calce idrata in polvere, un prodotto industriale venduto in sacchetti da 33 kg.. Esiste in commercio anche il grassello di calce in pasta, in sacchetti di plastica, prodotto ad Apricena.
La calce in grassello era usata per imbiancare le pareti (vedi:bianghjatöre)
Usata soprattutto per preparare intonaci e malte bastarde (mischiandola al cemento e alla sabbia o alla tufina) per murature e rinzaffi.

Ai tempi di Roma antica, si usava mischiarla alla pozzolana per legare i conci di tufo o di pietra. Vedi il Colosseo o i muri a “reticolato romano”, tuttora in piedi, dopo venti secoli.