Làrje jì la frònne…

Alla fine della recita, o se si voleva concludere la serata tra amici, o se qlcu si era stancato di raccontare frecàbbele e sturielle, recitava questo detto:

Làrje jì la frònne
strètte jì la vüje
quèdde jì la porte
e jétele a fé ‘ncüle!

Larga è la foglia, stretta è la via, quella è la porta e andate (simpaticamente) a fare in culo!

Se l’uditorio aveva le orecchie delicate, il verso finale era: e jétevìnne vüje = e andatevene via (o andatevene voi, è uguale).

A Marjànne ‘a furnére

Marjanne ‘u fórne appeccéte,
‘u marüte tutte sgubbéte
i figghje so’ türa petìscene
e Marjanne ca chéche e pìsce.

Marianna (la fornaia) ha sempre il forno acceso, il marito ha la gobba accentuata, i figli sono ladruncoli di croste, e Marianna caca e piscia (nel senso che vive senza pensieri).

Mentre per sui versi finali non ho alcun dubbio, sui due versi iniziali ho qualche perplessità perché sono passati troppi anni da quando l’appresi.

Chiedete a qualche anziano, se c’è discordanza posso sempre rettificare. Grazie.

A Anna

Anna, Janne,
fìcchete sòtte a la capànne:
se la capanne chiöve,
fìcchete sòtte e nen te möve
.

Anna, Anna, mettiti al riparo nella capanna: se poi nella capanna entra la pioggia, stai al riparo lo stesso e non ti muovere.

Correttamente in dialetto l’ultimo verso avrebbe dovuto essere:

fìcchete sòtte e nen te muènne

ma credo che licenza poetica sia stata accettata per fare rima con chiöve.

Chi negòzzja, càmbe; chi fatüje möre

Chi commercia vive, chi lavora muore.

In questo caso “negoziare” significa avere un’attività di compra vendite, avere un’attività commerciale. Compra all’ingrosso e vende al minuto.

Anche in tempi di magra, il commerciante riesce a trarre comunque il suo sostentamento, e ad accumulare un gruzzoletto per la famiglia, e perciò vive senza eccessive preoccupazioni.

Chi invece svolge un lavoro alla giornata, alle dipendenze, “muore” nel senso che stenta a vivere con tranquillità e dignitosamente.

Infatti il lavoratore dipendente può essere privato del guadagno, perché perde spesso delle giornate di lavoro, magari per le avverse condizioni del tempo, o perché un cantiere ha terminato e non se ne apre un altro, ecc.

All’epoca della coniazione del provenbio non esisteva la cassa integrazione guadagni.

Chi sparte jéve ‘a megghja parte.

Colui che divide ha la parte migliore.

Il proverbio ha una doppia valenza.

Il dividere due contendenti che si azzuffano può rischiare di rimediare qualche pugno casuale.

Il dividere le vettovaglie tra amici induce a trattenere per sé la parte migliore.

Calzano entrambe le interpretazioni.