Angöre uà vedì ‘a sèrpe e già chiéme a San Pàvele

Non ha ancora visto il serpe e già chiama San Paolo.

Un proverbio che per similitudine richiama quello italiano di “Fasciarsi la testa prima di essersela rotta”.

Occorre chiarire che nella credenza popolare garganica, San Paolo protegge dai morsi delle vipere e protegge dai danni che potrebbero derivare da animali inferociti o imbizzarriti

Vedi Sanpaulére.

Chepasöpe

Chepasöpe s.m. = Salita

Tratto di strada per cui si sale.

Erta, pendio difficoltoso da scalare.

Pittorescamente i Montanari dicono chépe ad alte, con lo stesso significato: testa rivolta verso l’alto.

Chépabbàsce

Chépabbàsce s.m. = Discesa

China, pendenza, strada in pendenza, tratto in discesa.

‘U chépabbasce d’u Semenàrje = La discesa di Via Seminario

Figuratamente significa percorso inarrestabile, malore fisico o psicologico o economico da cui è difficile riprendersi.

Amme pegghjéte ‘nu chépabbàsce = Abbiamo imboccato una difficile china da cui è arduo risalire.

Anghjané

Anghjané v.int. = Salire

Andare su, spostarsi verso l’alto, spec. con movimento graduale, a piedi o con un mezzo di locomozione.

In dialetto vuole quasi sempre l’avv. söpe = sopra, e spesso regge il dativo, come lo spagnolo: salire sopra a qlco

Anghjané söpe a l’arve = Inerpicarsi sull’albero.

Anghjané söpe ‘u trone = Montare sul treno.

Anghjané söpe alla nònne = Salire su da nonna, salire a casa della nonna. Si evidenzia il fatto che la nonna abita al piano di sopra, non a piano terra.

I non Pugliesi notano un po’ di bizzaria in questa frase. Infatti capiscono che il nipote monta sulle spalle della povera nonna!

Viene ammessa la forma diretta anghjané i schéle = salire le scale. In questo solo caso il verbo è considerato transitivo

Mène e manuzzèlle…

Questa filastrocca è la colonna sonora di un giochino che le amorose mamme facevano con il loro bimbetto, accavallando alternativamente una sua mano a quella del figlioletto, allo scopo di farlo familiarizzare con la parlata:

Méne e manuzzèlle
preparéme ‘a zuppetèlle:
mettüme péne e vüne,
facjüme ‘a zóppe a Gesó Bambüne.

Gesó Bambüne anghjéne anghjéne
e vé a sunéje li cambéne.
‘I cambéne so’ stéte sunéte
e tutte lu mónne ce jì salvéte!

Mano e manina, prepariamo la zuppetta: mettiamo pane e vino, facciamo la zuppa a Gesù Bambino. Gesù Bambino sale, sale e va a suonare le campane. Le campane sono state suonate e tutto il mondo si è salvato.