Lènze-lènze

Lenze-lenze agg. = Lacero, strappato in più parti

Usato nella locuzione Féje lènze-lènze v.t. = Lacerare

Il detto deriva dal fatto che specialmente le lenzuola, dopo anni di usura, si sbrindellano, si riducono a brandelli, si sfilacciano. L’unica cosa da fare, poiché non si possono rattoppare, è quella di ricavarne fasce da usare come bendaggi, o quadrati da usare come strofinacci.

Per estensione, la locuzione facilmente diventa una minaccia verso qlcu: Te fazze lènze-lènze! = Ti riduco a brandelli!

Può essere una sintetica efficace constatazione dopo aver assistito a una zuffa: Ce so’ fàtte lènze-lènze! = Si sono picchiati di santa ragione e si sono ridotti proprio male per le reciproche percosse.

Résa-rése

Résa-rése avv. = Rasente

A brevissima distanza da un luogo, da una persona o da un oggetto, quasi a sfiorarli, nel corso di un movimento, di un passaggio:in modo tanto vicino da sfiorare (q.c. o qu.).

In linguaggio un po’ fanciullesco si dice anche rènza-rènze

Sòrte de vjinde! Camenàmme résa-rése ‘u müre = C’era un gran vento. Camminavamo rasente ilmuro.

Lanna-lanne

Lanna-lanne avv. = Pigramente

A rilento, con lentezza, con calma, senza fretta, adagio, piano piano, pigramente, comodamente, gradualmente, pacatamente.

Mamma mia, che esasperazione!

Spìccete! Quanne uà féje ‘na cöse, ce la véje pigghiànne sèmbe lanna-lanne! = Sbrigati! Quando deve fare una cosa se la va prendendo sempre comodamente!

Donna Röse, féje ‘na bòtte e ce repöse

Donna Rosa, fa un colpo e si riposa.

Non sappiamo che genere di botta fa la nostra simpatica Donna Rosa prima di riposarsi…

Si cita questo detto quando la mamma si accorge che la sua figliola, intenta a sbrigare le faccende domestiche, perde tempo e se la prende comodamente.

E spìccete, a mamme, ca tenüme che féje: assemìgghje a Donna Röse, féje ‘na bòtte e ce arrepöse! = E sbrigati, bella di mamma, ché abbiamo da fare: mi sembri Donna Rosa, che fa un colpo e si riposa!

Ciamùrre

Ciamùrre s.m. = Raffreddore

Il fastidioso raffreddore in dialetto prende questo nome dalla malattia dei cani, detta cimurro (Morva Canina) , caratterizzata da abbondante catarro nasale.

Per la similitudine, nell’abbondante secrezione di liquido dal naso costipato, riscontrata fra i canidi e gli umani, il termine, un po’ modificato, è passato a indicare il nostro comunissimo raffreddore.

Tjine ‘u ciamùrre? Fàtte ‘nu belle decòtte de cambumìlle e fjüre de malve! = Hai il raffreddore? Preparati un bel bel decotto di camomilla e fiori di malva.

Era, e forse è ancora, l’unico palliativo contro questo malanno stagionale.