Semblecöne

Semblecöne s.m. e agg. = Sempliciotto.

Persona con atteggiamenti ingenui, poco accorta, talora indisponenti.

Appare nei momenti più impensati con una battuta fuori luogo o con pretese inaccettabili.

D’addjì ca vöne ‘stu semblecöne? = Da dove viene questo personaggio strano?

Assemègghje proprje a ‘nu semblecöne = Sembra proprio un fessacchiotto.

Viene usato anche per definire uno spilungone dinoccolato.

Jòcchele

Jòcchele s.f. = Chioccia

La gallina nel periodo in cui cova le uova o accudisce i pulcini.

Quando da lontano si intravede un’adulta con molti bambini scherzosamente si dice: Avì, mò vöne a jòcchele pe’ tutt’i pulecjüne = Eccola, ora viene la chioccia con tutti i pulcini. Qualcuno promuncia prucjüne = pulcini

Catarröne

Catarröne s.m. = Contrabbasso

Grosso strumento ad arco generalmente a quattro corde, che produce le sonorità più gravi.

Appartiene alla famiglia detta degli archi perchè il suono si ottiene sfregando le corde con un archetto di crini di cavallo.

Nella musica Jazz e in quella popolare da ballo il contrabbasso non viene suonato con l’arco, ma solo pizzicato, perché il tempo venga maggiormente marcato.

Il termine catarröne si è usato fino agli anni ’50.

Quando ho cominciato io a cimentarmi con questo strumento nel 1958 già era designato con voce simil-italiana controbbàsse.

Dopo qualche anno era diventato solo ‘u basse, come quello elettrico a forma di chitarra apparso sul mercato degli strumenti per complessi di musica leggera, aborrito dai cultori del jazz.

Cularüne

Cularüne s.m. = Clarinetto

Strumento a fiato di legno, ebanite o metallo, ad ancia semplice, dotato di una canna cilindrica terminante a campana,
munita di fori in parte liberi in parte chiusi da apposite chiavi.

Il legno utilizzato per costruire il clarinetto è in prevalenza l’ebano, che conferisce il caratteristico colore nero.

Grazie alle doti espressive e tecniche, il clarinetto è presente in vari generi musicali: classica, jazz, popolare, bandistica.

Ora i ragazzi, che hanno studiato in conservatorio, lo chiamano ‘u clarenètte simile al termine italiano.

Mèzza-scolle

Mezza-scolle s.f. = Fazzoletto da testa.

Era un fazzoletto un po’ più grande di quelli da naso. Le nostre nonne lo piegavano lungo la diagonale e lo annodavano al capo. Serviva principalmente per raccogliere i capelli (rigorosamente lunghi all’epoca) durante il sonno.

Talvolta, quando le donne avevano mal di testa, invece di ricorrere ai farmaci (‘na cibbaggjüne = Cibalgina), non sempre reperibile, si annodavano la mèzza-scolle un po’ stretta intorno alla testa. Forse funzionava meglio dell’Aulin.

Alla lettera mèzza-scolle, significa mezza cravatta. Forse perché il fazzoletto veniva ripiegato in questo caso fino a formare una benda, lunga la metà di una cravatta, per stringere la fronte.