Reggjitte
Reggjitte s.m. = Riposo
Riposo, quiete, tranquillità, serenità.
Ne sté fèrme ‘nu menüte, ce möve sèmbe, nen pöte trué reggjitte, e che ca…! = Non sta fermo un minuto, si muove sempre, non può trovare quiete. E che diamine!
Reggjitte s.m. = Riposo
Riposo, quiete, tranquillità, serenità.
Ne sté fèrme ‘nu menüte, ce möve sèmbe, nen pöte trué reggjitte, e che ca…! = Non sta fermo un minuto, si muove sempre, non può trovare quiete. E che diamine!
Reggetté v.t. = Inumare.
Seppellire, ma anche sistemare, collocare, piazzare, mollare.
Sii riferisce alla salma che viene deposta in un loculo definitivamente.
Usato illogicamente anche in forma riflessiva: puverjille, ce jute a reggetté = poverino, si è andato a seppellire.
Come se il morto fosse andato a mettersi da solo nella nicchia.
Deriva da reggjitte, nel senso di calma, pace, riposo.
R.I.P. = Requiescant in pacem, riposa in pace, truve reggjìtte.
Altro esempio: m’hanne reggettéte ‘stu ‘mbìcce, e vàttela sbrùgghje = Mi hanno mollato questa fastidiosa incomberza, e vattela a sbrogliare.
Scaramöne s.m. = Scarafaggio
Lo scarafaggio (Blatta orientalis) è un insetto della fam. Blattoidea tra i più comuni e fastidiosi, capaci di nutrirsi di ogni tipo di alimento ed in caso anche di una grande varietà di materiali organici.
Vivono generalmente nelle case, almeno in quelle più vecchie e fatiscenti.
Sono attivi principalmente durante la notte, mentre di giorno si riparano nelle crepe dei muri, intercapedini soprattutto in cucine, bagni, perché prediligono i luoghi umidi.
Al plurale fa scaramüne
L’unico modo per combatterli una volta era quello di rincorrerli e schiacciarli con la suola della scarpa… (ózze!). Con l’avvento delle truppe alleate alla fine della guerra, si sono diffuse nella città delle bombolette spray di insetticidi al DDT, e una puzzolentissima polvere (‘a pòlve ‘i scaramüne) che si spargeva sul pavimento, agli spigoli con le pareti.
Ora si adopera, nei rari casi si infestazione domestica di formiche e scarafaggi, l’efficientissima Baygon, polvere e spray (scusare la réclame).
Mi viene in mente il notissimo proverbio napoletano: Ogne scarrafone è bella a mamma soja = ogni scarafaggio (per quanto ripugnante) è bello a(gli occhi di) mamma sua
Sbacandé v.t. = Svuotare
1) v.t. = Privare del contenuto: una cisterna, un serbatoio, un cestino, un ripostiglio.
Agghje sbacandéte tutt’i taratüre d’u chemò = ho svuotato tutti i tiretti del comò.
2) v.rifl. = Diventare vuoto.
L’agghje ce sbacànde quann’arrüve magge = l’aglio si svuota quando arriva maggio.
Ci jì sbacandéte a pescjüne? No ce vole tjimbe = Si è svuotata la cisterna? No ci vuole tempo.
Alcuni, collegando all’aggettivo vacande = vacante, vuoto, dicono svacandé, ma il vero manfredoniano è, come l’ho sempre sentito, sbacandé.
Facciulètte s.m. = Fazzoletto
Si distingue dal fazzoletto da naso, detto propriamente maccatüre.
Facciulètte indica quello usato delle donne per coprirsi il capo o per ripararsi dal sole e dal freddo, o per rispetto al luogo sacro quando si recano in Chiesa o al Cimitero.
Ricordo che in epoca pre-conciliare le donne potevano entrare in chiesa solo con la testa coperta, magari anche con un velo possibilmente nero, e gli uomini dovevano sempre togliersi il copricapo.
Mia nonna, classe 1876, non si toglieva mai il fazzoletto nero dalla testa. Io ricordo che, nelle giornate torride, invece di legare due angoli del fazzoletto piegato a triangolo sotto il mento come faceva abitualmente, se li passava sulla sommità del capo semplicemente appoggiati, proprio per non soffocare dal caldo.
Questa maniera di portare il fazzoletto era dettoalla rezzöle o alla rezzöne.
Sto cercando l’origine di questi termini. Il poeta locale Michele Racioppa, in un’ode intitolata Màmme, l’ha chiamato ‘u maccatüre alla rezzöle.
Vi prego di informarvi presso le vostre nonne e fare una replica così rettifichiamo eventuali dubbi.