Sceddjéte
Sceddjéte agg. = Scarmigliato
Scapigiato, arruffato, spettinato.
Insomma la capigliatura è fuori posto, urge un pettine! La causa può essere il vento, la trascuratezza personale, una lotta corpo a corpo, una notte di sesso.
Sceddjéte agg. = Scarmigliato
Scapigiato, arruffato, spettinato.
Insomma la capigliatura è fuori posto, urge un pettine! La causa può essere il vento, la trascuratezza personale, una lotta corpo a corpo, una notte di sesso.
Ngecalènze s.f. = Concentrazione.
Capacità di fissare l’attenzione su un solo dato. Capacità di concentrarsi nel lavoro, nello studio.
A causa della ngecalènze, talvolta il mondo circostante sembra svanito. Non si riconoscono nemmeno i volti familiari.
Si è come ciechi (da cui deriva il termine che potebbe significare cecità) che non si “vede” nessuno.
Ngenechéte agg. = Intento, penetrante, concentrato, pensoso
Dicesi di qcn., che è profondamente teso, concentrato con i sensi o con l’intelletto verso qcs e non dà retta a nessuno.
Manghe-li-chéne inter. = (Non lo auguro) nemmeno ai cani.
Manghe li chéne = Nemmeno i cani fanno questa vita.
Locuzione che indica una circostanza incresciosa, una peripezia disastrosa, un atteggiamento ostile o irascibile di qlcu, ecc., da non augurare nemmeno ai cani.
Figuratamente accompagna la definizione di una persona intrattabile, irascibile, litigiosa.
Agghje vìste a Giuanne, stöve ‘ngazzéte manghe li chéne! = Ho visto Giovanni, era infuriato, inviperito.
Questo detto si intercala quando si raccontano peripezie, guai, malattie, diarree e grattacapi, alle persone che hanno la pazienza di ascoltarci, per evidenziare le nostre sofferenze patite.
‘U delore de dènte m’ho fatte passé li uéje, manghe, li chéne = Il mal di denti mi ha fatto passare i guai, da augurare anessuno, nemmeno ai cani.
Agghje fàtte ‘nu viagge desgrazzjéte, manghe li chéne =Ho fatto un viaggio disagiato: Dio ne scampi.
Sté ‘u fréte di Mariètte, ca manghe li chéne, ce ‘mbriéche e grüde cüme ‘na bèstie = C’è il fratello di Marietta che, non lo auguro a nessuno, si ubriaca e urla come una bestia.
Enjinde inter. = Non è cosa da niente!
Esclamazione di stupore, di incredulità, come per dire: “non hai idea di come sia”
Agghje vìste ajire n’àrve de castagne. Enjinde quant’jöve jìrte = Ho visto ieri un albero di castagne. Non hai idea di com’era alto.
Con lo stesso significato si dice anche Éfèsse jì = non è cosa da nulla, è ben rilevante.
Efèsse jì, cüme böve Giuanne: jì proprjo ‘nu ‘mbriacöne! = Accidenti come beve Giovanni: è proprio un ubriacone.