Puleciüne
Puleciüne s.m. = Pulcino
Piccolo della gallina e dei gallinacei domestici.
Qlcu pronuncia anche pruciüne, che certamente è un termine più antico, non contaminato da un dialetto simile all’italiano. Ponete me fra quelli che usano il termine antico perché lo prediligo.
Quando il pulcino cresce viene chiamato peddàstre = pollastro. Non è ancora adulto, tanto da potersi riprodurre. In questa fase della sua vita mangia in continuazione.
Poi diventa jaddüne = gallina, tenuta in vita fintantoché depone uova e/o le cova: dopo finisce in pentola. Se è maschio, si chiama jallócce = galletto, gallo.
Una volta alcune famiglie che abitavano ai pianterreni allevavano in casa questi pennuti. Si tenevano dentro una stia, ‘u caggellöne =il gabbione. La mattina si poneva la stia davanti all’uscio di casa e si liberavano sulla pubblica via. Docilmente a una cert’ora autonomamente i peddastre rientravano nella stia e poi la padrona di casa la portava dentro, al coperto, fino all’indomani.
Nzüne
Nzüne avv. = In grembo
La preposizione in si lega sempre al termine successivo.
In+züne = ‘nzüne = In seno, in grembo.
Altri esempi: ingjile, ‘ndèrre, ‘ngule, ecc.
Scupetté
Scupetté v.t. = Spazzolare
Pulire o lucidare con la spazzola. Togliere residui di capelli dalla mantellina da barbiere o dagli abiti, briciole di pane, polvere ecc.. stendere la crema per calzature e poi lucidarle.
Scupètte.
Scupètte s.f. = Spazzola

Arnese costituito da un supporto di materiale vario sul quale sono infissi setole, fili di saggina, di metallo, di plastica o altro materiale, usato per ravviare i capelli, togliere la polvere, lucidare, ecc
Scupètte p’i panne = spazzola per gli abiti.
Scupètte p’i scarpe = spazzola per stendere la crema per calzature e lucidare le scarpe;
Scupètte p’i capìlle = spazzola per i capelli.
Scupette ‘i varevjire = spazzola da barbieri, pennellessa da collo, morbida, a pelo lungo, per levare i capelli tagliati e caduti sul telo, steso sulle spalle prima di iniziare l’operazione di tosatura…
I meccanici usano, chiamandola con termine quasi italiano, ‘a spàzzele d’accjéje = La spazzola d’acciaio. In vero dialetto dovrebbe dirsi ‘a scupètte d’azzére. Ma, trattandosi di un termine tecnico, è rimasto così, ibrido, ma comprensibile da tutti.
Tenì ‘na spàzzele = avere una spazzola, significa che si sente un formidabile appetito.
Credo che sia un prestito romanesco derivato del gergo militare. Venite in Marina, conoscerete il mondo!