Fèrve

Fèrve v.i. = Bollire, fervere, scottare.

Dicesi spec. di liquidi in ebollizione, o con elevata temperatura.

Ma’, l’acque jì assüte a fèrve: pozze mené ‘a paste? = Mamma, l’acqua ha incominciato a bollire, posso calare la pasta?

Frevüte

Frevüte agg. = Rovente, bollente

Relativo a un corpo o un liquido con elevata temperatura.

Pecchè nen mange angöre? Pecchè ‘u bröde jì frevüte! = Perché non mangi ancora? Perché il brodo è bollente!

Fjirre frevüte = Ferro rovente.

Si usa dire a qlcu Uì, fjirre frevüte (= eccolo ferro rovente) se costui ha fretta di concludere un discorso o un’azione.

In effetti il fabbro quando cava un ferro dalla forgia per lavorarlo sull’incudine, agisce rapidamente, prima che si raffreddi e diventi più duro all’azione del martello.

Anche in italiano c’è il detto: Battere il ferro finché è caldo.

Nescjüne

Nescjüne pron. = Nessuno

Nemmeno uno, tutti assenti.

Ammìzze ‘a chjàzze nen ce stöve nesciüne. = Per Corso Manfredi non c’era nessuno (evidentemente diluviava!).

Sò arrevéte ‘i cumbàgne tüve? – Manghe jüne = Sono giunti gli amici tuoi? – Memmeno uno.

Cuché

Cuché v.rifl. = Coricarsi

Andare a letto per dormire.

Jèmece a cuché = Andiamo a coricarci

Il termine viene dal francese coucher

Si usa anche, con lo stesso significato còleche

Jéteve a còleche = Andatevi a coricare

Urteléne

Urteléne s.m. = Ortolano

Chi coltiva un orto; estens. chi vende ortaggi.

Fino agli anni ’50 gli orti erano presso le mura della città. Uno era situato ai piedi della Torre dell’Astrologo fino all’incrocio con via Magazzini, quella che porta all’Ospedale Civile.

Un’altro, il più esteso, il famoso Orto Sdanga, copriva il suolo poi occupato dalle palazzine della Posta Centrale.