Sand’Andröje a Natéle vindisöje

Sant’Andrea, a Natale ventisei.

Dal giorno di Sant’Andrea (30 novembre) a Natale intercorrono 26 giorni.

Come per Santa Lucia e per l’Immacolata si declamano questi detti mnemonico per ricordare, in una lunga attesa, la sospirata festa di Natale che si avvicina.

Chjüse

Chjüse s.f. = Chiusa

Nel senso di terreno recintato corrisponde benissimo all’italiano “chiusa”.

Specificamente, almeno nelle zone Garganiche, la chjüse indica un terreno sì recintato, ma coltivato ad alberi, specialmente olivi o mandorli.

Ricordo un nome dove mia nonna andava in gioventù a raccogliere le olive: ‘A Chjüse ‘i Sande = La Chiusa Delli Santi (cognome sipontino) o dei Santi (toponimo).

Rammento anche ‘A Chjüse ‘u Baröne = L’oliveto del Barone Cessa, dove mio nonno faceva il Curàtolo, il fattore, l’uomo di fiducia.

Era ubicata sulla via per Macchia, nel luogo ove ora sorge il Centro Commerciale Leclerc.

Ceròtte

Ceròtte s.m. = Lumino stearico

Non si tratta del cerotto per medicare le piccole ferite!

Intendiamo in dialetto quel piccolo contenitore di plastica cilindrico, generalmente di colore rosso, blu o bianco, talora decorato con immagini devozionali, contenente una materia combustibile, di solito cera (da cui il nome cerotte) e uno stoppino.

Viene acceso e posto generalmente su un portaceri votivo, davanti alle immagini sacre, o davanti ai loculi cimiteriali in segno di preghiera e devozione.

Fino agli anni ’60, quando non esisteva ancora la plastica, la cera che diventava liquida per effetto del calore emanato dallo stoppino acceso, era trattenuta da un piccolo scodellino di carta oleata con i bordi pieghettati, uguali i pirotti usati dalle pasticcerie per contenere cioccolatini e dolcetti.

I venditori di lumini si piazzavano lungo il viale che porta al cimitero e lanciavano il loro grido: Ceròtte! Ceròtte p’a làmbe! = Lumini, lumini stearici per la lampada votiva.

Strìseme

Strìseme s.m. = Convulsioni.

Forte contrazione violenta, involontaria e istantanea di uno o più gruppi muscolari dovuta a particolari stati morbosi.

In dialetto è usato solo al plurale ‘i strìseme

Per estens., moto convulso, agitazione nervosa, talvolta simulato per puro vittimismo, per far apparire una situazione più grave di quella reale.

Mò ce fé venì ‘i strìseme! Camü’, vatte cùleche = Ora si fa venire le convulsioni: cammina, va a dormire!

Stajèlle

Stajèlle, (antiq. stescèdde) s.f. = Staccia

Paletto di legno usato in edilizia per livellare l’intonaco.

Al maschile (‘u stajùle) indica un bastone da rissa, per freché de mazzéte riempire di botte qlcn o per difendersi: comunque è un’arma impropria.

In tempi ormai passati i giovincelli andavano a scuola di “bastone” o a quella di “coltello”, come ora si va alla scuola di ballo, per saper usare uno o l’altro per difesa e offesa. Non i sa mai.