Pennüte
Pennüte s.m. = Alga marina
Alga filiforme dei bassi fondali detta Poseidonia oceanica.
Pennüte s.m. = Alga marina
Alga filiforme dei bassi fondali detta Poseidonia oceanica.
Sbalanzé v.t. = Spalancare, sbilanciare, dondolarsi
1) Spalancare una porta, una finestra, al massimo dell’apertura.
Sbalanzéte ’sti porte: nen sendute chè ffjite ca ce sènde? = Spalancate queste porte: non sentite che puzza che si sente?
2) Sbilanciare qlcu inavvertitamente o intenzionalmente.
Mo’ te déche ‘na taccaréte ca te sbalanzoje au larje = Ora ti do una legnata che ti sbatto al largo.
3) Dondolarsi!. Era un comando nel ballo della “quadriglia” del capo sala ai ballerini in coppia. Si tratta del verbo francese se balancer (pronuncia s-balansé) che significa proprio dondolarsi.
Nzüjedelàneme inter. = Non sia dell’anima!
Alternativo di Abbunàneme
= La buon’anima.
Espressioni che si pronunciavano subito dopo il nome di una persona defunta.
Il significato letterale è: non sia a detrimento dell’anima sua.
Vale a dire: quello che noi indegni peccatori stiamo adesso facendo, cioè nominandolo inopportunamente, non sia a danno della sua anima.
Me so’ sunnéte a Frangìsche, ‘nzüjedelàneme, ca stöve rerènne = Ho sognato Francesco, non sia a suo danno, che stava ridendo.
Se i defunti erano volati al Cielo in tenera età si appellavano: “ ‘a benedètta nostre” o “ ‘u benedìtte nustre” senza farne il nome, tanto l’interlocutore capiva perfettamente chi era l’oggetto della conversazione.
Recentemente ho sentito dire “‘nzüjedelàneme ” riferito non a una persona deceduta , ma a un’epoca trascorsa o a uno stato di benessere ormai passati: “Quann’jèveme giuvene, ‘nziedelaneme, stèmme a ballé tutte la notte!” = quando eravamo giovani, ormai tempo morto e sepolto, stavamo a ballare tutta la notte.
Acquaspòrche s.f. = Acqua lurida, liquame di fogna.
Quando non esisteva la rete fognaria, i bisogni corporali venivano fatti dentro un apposito vaso detto “‘u ruagne“.
Prima o poi questi vasi si riempivano e dovevano essere svuotati.
Il Comune aveva l’onere della raccolta di questi fetidi liquami. Aveva perciò allestito un carro-botte a trazione animale.
Il conducente era dotato di una specie di trombetta di ottone, ricurva come un corno di capra, funzionante ad ancia.
Ogni tanto lanciava il suono di una sola nota, come le trombette di carnevale, del suo lamentoso strumento, e gridava: Acqua-spòoooooorche!.
Era il richiamo per le donnette, che si vestivano in fretta, si coprivano le spalle con il “faccetunìcchje”, uscivano dal loro piano terra e porgevano graziosamente il vaso al carrettiere, che le svuotava in un mostruoso e repellente “imbuto” sulla parte posteriore della botte, con inevitabile sgocciolamento al centro della strada, futuro paradiso per le mosche che sarebbero adunate da lì a poco, all’imminente sorgere del sole….
Ho avuto la sventura di assistere, alle sette di mattina, allo svuotamento del carro in mare, dalle parti della Cala del Fico: il potente getto delle porcherie, liberate da un grande rubinetto, volava ad arco direttamente in mare, senza sfiorare gli scogli.
Se c’era vento di terra il materiale galleggiante si disperdeva verso il largo, e vabbè, ma altrimenti….
Ovviamente il tifo (inteso come malattia infettiva) era endemico tra la popolazione di Manfredonia.
Io mi riferisco alla mia infanzia; diciamo verso il 1950, quando l’espansione dell’abitato era avvenuta così in fretta che la rete fognaria non riusciva a coprire le fasce di periferia, specie il rione Monticchio, cresciuto vorticosamente dall’immediato dopoguerra.
Coşke s.f. = Scoreggia (o scorreggia)
Nulla a che fare con le cosche mafiose! Si tratta tuttavia ugualmente di un problema molto serio.
Emissione rumorosa di gas intestinali.
Fé ‘na coške = cuškjé
= scorreggiare.
Non sempre l’emissione può dirsi rumorosa.
In silenzio dicesi ‘a loffe
Dal suono flebile dicesi ‘a stòdeche
Dall’emissione normale è la vera e propria ‘a coşke
Se sale un po’ di tono edicesi chjìreche
Se il tono è più alto e prolungato si tratta di un chjirecöne
Se si tenta una più fragorosa si rischia la zelléte ossia l’emissione non è solo gassosa ma anche un po’ solida.
Credo di aver percorso tutta la scala cromatica dei suoni possibili da quello strumento “a fiato” (‘u cüle)
Se mi è sfuggito qualche termine…mi correggerete! (scusate l’accostamento irriverente a Sua Santità, ma il verbo correggere si sposa egregiamente a quello trattato in questa “voce”).