Addrizze vignetìlle quann’jì angöre tenerille
Raddrizza il virgulto quando è ancora tenero.
Se intervieni con tempestività riesci a ottenere buoni risultati.
Raddrizza il virgulto quando è ancora tenero.
Se intervieni con tempestività riesci a ottenere buoni risultati.
La figlia sordomuta, la madre la comprende.
Quando c’è feeling, ci si intende anche senza bisogno di parlare. In questo caso la mamma capisce le richieste della figliola sordomuta.
A casa del poverello non manca un tozzo di pane (per l’ospite inatteso).
La persona misera si mostra generosa verso un suo simile più di quanto faccia il ricco.
Entrapure, l’ospite è sempre ben accetto. Quello che abbiamo verrà diviso. Aggiungi un posto a tavola!
Zja-züje s.m. = Pellegrino, forestiero
Si individuavano con questo termine, un po’ dispregiativo, quei fedeli che passavano per Manfredonia diretti al Santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo.
Quando volevano un’informazione domandavano, nel loro modo barese: “Zia, zia, dove sta una cantina qua vicino?”. Il fatto che dicessero zia-zia al posto del nostro più familiare uhé, bellafe’ = Ehi, buona donna, li ha individuati e nominati pellegrini forestieri.
La consuetudine del pellegrinaggio risale al Medioevo.
Dopo l’anno 1000 erano considerati quattro i luoghi sacri per eccellenza ove andare in pellegrinaggio:
Gerusalemme, Roma, Santiago di Campostela e Monte Sant’Angelo.
Si muovevano in quell’epoca proncipalmente a piedi. Nel Novecento invece giungevano con carretti trainati da cavalli e coperti da teloni.
Io li ricordo bene, con i loro cavalli adornati di piume di gallo colorate di giallo, violetto, blu e rosso. La tappa nella nostra città era obbligatoria prima dell’ultimo tratto per Monte. Arrivavano a carovane, come i pionieri del FarWest e pernottavano nelle taverne, ove trovavano rifugio uomini e cavalli.
‘I vì, stanne arrevanne i zja-züje = Eccoli, stanno arrivando i forestieri.
Fino agli inizi degli anni anni ‘60 si muovevano ancora con i carretti. Poi sono arrivati i giovani con le biciclette da corsa, anch’esse con le piume colorate fissate alla forcella, al manubrio, allo zaino, al cappellino da ciclista.
Con l’espandersi dei mezzi di trasporto a motore non li abbiamo più visti, perché in un solo giorno riescono a venire anche dal Salento e a ritornarsene ai loro paesini di tutta la bassa Puglia.
Scurriéte s.m. = Scudiscio
Frustino usato per incitare il cavallo a trainare il carretto o il calesse.
Esso è formato da tre elementi:
- ‘a bacchètte = asta, bacchetta di legno elastica e resistente
- ‘a curröje = correggia, nerbo formato da striscioline di cuoio intrecciate
- ‘a pundètte = punta, fiocchetto terminale.
I carrettieri esperti facevano schioccare fragorosamente la frusta agitandola abilmente.
Il movimento repentino di abbassamento dell’asta della frusta si propagava alla correggia e da questa al fiocchetto.
Si produceva un rumore secco a causa del “taglio” dell’aria.
Lo schiocco spaventava un po’ il cavallo, che istintivamente accelerava il passo. Raramente il carrettiere picchiava o maltrattava la sua bestia perché rappresentava la fonte del suo sostentamento.
I conducenti di carrozzelle ogni tanto lanciavano simpaticamente una frustata all’indietro, dove ragazzacci (… come me!) si appigliavano per farsi trainare.
Bell’ö’ dàlle addröte! = Buon uomo, sferra una scudisciata dietro (perché stanno ci bambini attaccati)
Ho visto e udito un gruppo di carrettieri portare il tempo di una marcetta a schiocchi di frusta.