Vu’ accjüde a jüne?, accìdele cacànne

Vuoi uccidere qlcn, supprimilo mentre costui sta evacuando.

Vile, tu uccidi un uomo morto!

Si combatti ad armi impari: lui è indifeso mentre tu l’uccisore ha premeditato il misfatto.

Si tratta di un’espressione di biasimo verso qlcn che approfitta del punto debole del rivale.

Con la stessa pronuncia il detto potrebbe significare: vuoi uccidere qlcn, uccidilo con la canna…..

Come se la canna, leggera e cava, fosse un’arma micidiale. A meno che non si tratti di un’altro tipo di “canna” (quella che si fuma o addirittura la golosità)

U rembröve jì cüm’a pórje: quànne t’a pìgghie jì bbrótte, ma döpe frótte

Il rimprovero, come la purga, quando la prendi è brutta, ma dopo produce frutti, nel senso che dà salute..

Fa tesoro dei rimproveri invece di indispettirti quando li ricevi; servono al tuo miglioramento (specie se sei allievo e il rimbrotto viene dal tuo maestro)

Zòmbe ‘u cetrüle e vé ‘ngüle all’urteléne

Salta il cetriolo e va in culo all’ortolano.

Spesso patisce un danno colui che non c’entra nulla in un diverbio.

Una conclusione illogica, estranea, paradossale.

U chéne ca ce jöve cucjüte…

Detto completo:
‘U chéne ca ce jöve cucjüte, jéve pavüre püre de l’acqua frèdde.

Il cane che in precedenza si era scottato, ora teme anche l’acqua fredda.

Ossia, l’esperienza fa agire con prudenza.

U fèsse jì fatjatöre, e ‘u drìtte jì macchenatöre

l fesso è lavoratore e il dritto è traffichino.

Il primo lavora sodo e si affatica, mentre il furbo lavora solo di scaltrezza per macchinare imbrogli.