Pechèsce

Pechèsce s.f.= Orlo

Dicesi di lembo della sottoveste che fuoriesce dal bordo della gonna perché non ben sostenuto in vita.

Aggióste ‘a sottavèste ca ce vöte ‘a pechèsce = Regola la sottana, perché si vede (fuoriesce) l’orlo.

Indice di sciatteria, trascuratezza.

Designa anche una persona sciatta, trascurata.

Sorprendentemente ho trovato sul Dizionario Etimologico Italiano il termine Pechesce.
Trascrivo alla lettera. Pechesce ted. peketsche: dal polac BEKIESZA, ungh. BEKÈS, che è il nome di una Veste di sopra, di pelliccia, guarnita di alamari e fiocchi.

Immagino che era una Veste lunga, ben al di sotto di un capporto, e che quindi usciva dall’orlo di quest’ultimo.

Pare che sia anche un abito maschile, tanto che Pascoli ne parla:

Bisogna che mi metta quel pechesce lungo! Oh! che tormento! E dovrei farmi la barba, ma non ne ho punta punta voglia!

In ogni caso è qualcosa di lungo o troppo lungo!

Nzìcchete-nzìcchete

Nzìcchete-nzìcchete avv..= Inaspettatamente.

Usato nella locuzione ‘Nzìcchete-nzìcchete = Improvvisamente.

E tóje, mo’ te ne vine nzìcchete-nzìcchete, e me vine a fé ‘pròpete a mme ‘stu sorte de presendatàrme = E tu ora, te ne vieni tutto d’un tratto e mi vieni a fare questo grande rimprovero.

Stèmme tanda bèlle mangiànne, quanne nzìcchete-nzìcchete, Giuanne c’jì misse a chjange! = Stavamo così bene a mangiare, quando tutto d’un tratto, inaspettatamente, Giovanni si è messo a piangere.

Sinonimo: tutte ‘na vòlte = tutto d’un tratto, inaspettatamente.

Petìscene

Petìscene s.f.= Empietìgine

Malattia della pelle, caratterizzata da sfaldamenti e chiazze.

Petìscene erano chiamate anche quelle chiazze che restavano sulla pelle quando era guarita la scabbia.

Per estensione si definiva “petìscene” anche l’attaccatura di due pagnotte di pane infornate affiancate.

Lievitavano per effetto del calore, si dilatavano e si “attaccavano”. Quando il fornaio a fine cottura le separava, le due panelle presentavano una crosta molto più sottile. Talora restava una crosticina staccata, ottima perché croccante.

Mulafùrce

Mulafùrce s.m. = Arrotino.

L’arrotino era un ambulante che esercitava il suo mestiere per le strade, preceduto dal carattiristico grido: ‘u mulafùrce!.

Incantava i bambini con la sua ruota mossa da un pedale. La ruota con una cinghia azionava la cote, pietra naturale dura usata per affilare ferri da taglio, coltelli, forbili, falci, roncole, ecc..

A me piaceva, perché dava un senso di ritmo al suo lavoro, quella goccia di acqua che da un barattolo bucato cadeva incessantemente sulla pietra (tic-tic-tic-tic….). La foto grande (gentilmente concessa da Manfredonia Ricordi, cui va il mio ringraziamento) fu scattata nel 1929 in Vicolo Clemente a Manfredonia, e ritrae l’arrotino e calzolaio Carlo Guerra e la sua figlioletta Anna.

Chissà perché io ricordo uno che gridava “arrotino di Campobasso”, come per vantarsi di una tradizione più antica, sinonimo di lavoro accurato. Gli ultimi che ricordo avevano una bicicletta modificata che azionava la cote con i pedali.
Mulafurce, alla lettera, significa:che affila le forbici sulla mola

Mómmele

Mómmele agg. e s.m.= Debole, vile.

Epiteto offensivo che descrive un uomo di poco valore, debole fisicamente e/o caratterialmente.

Invariabile al maschile, al femminile, al singolare e al plurale.

Si pronuncia talvolta rafforzando la “m” iniziale per enfatizzare l’aggettivo e il sostantivo, specie se è preceduto dall’artico ‘u e ‘nu = un, il.

Sì pròpete ‘nu mmómmele! = Sei proprio un fesso (agg.)
Giuànne jì mómmele = Giovanni è debole (agg.).

Usato come sostantivo ha il significato dell’aggettivo.
Uì, mò vóne ‘u mmómmele = Ecco, ora arriva il fesso (s.m.).

Al superlativo è mummelacchjöne