Jatta-mamöne

Jatta-mamöne s.m. = Gatto mammone

Personaggio fantastico, come papunne, nannurche, jatta masciére: minaccia per i bambini allo scopo di tenerli buoni. Insomma poveri bambini…

Jórje

Jórje s.f. = Nume domestico.

Era ritenuta dagli adulti come un fata misteriosa, benefica, protettrice delle case e dei suoi abitatori. I bambini la ritenevano inquietante, perché di notte al buio, la “vedevano” con la coda dell’occhio durante i suoi movimenti all’interno della casa.

Ritengo che il nome Jórje possa derivare da “augurio” ma forse più probabilmente da “Lari”

I Lari (dal latino lar(es), “focolare”) sono figure della mitologia romana che rappresentano gli spiriti protettori degli antenati defunti che, secondo le tradizioni romane, vegliavano sul buon andamento della famiglia, della proprietà o delle attività in generale. Naturalmente, i più diffusi erano i Lares familiares, che rappresentavano gli antenati di quella specifica famiglia.

Nel secolo scorso, fino a quando qlcu ne avvertiva la presenza, la chiamava la Santa Jórje per ingraziarsi questa “presenza” benefica in casa.

Superstizione innocente e certamenmte rassicurante.

Ora che siamo tutti smaliziati non avvertiamo più la sua presenza. Peccato.

Gratta-mariànne

Gratta-mariànne s.m. = Granita

Prodotto di gelateria formato da ghiaccio tritato con sciroppo.

La definizione del vocabolario Sabatini-Coletti è un po’ troppo striminzita

Ghiaccio tritato e posto in bicchiere con sciroppo di menta, orzata, amarena ecc. Si gusta lentamente con un cucchiaino.

Una volta si otteneva “grattando” il blocco di ghiaccio (‘u cannùle) con un’apposita pialletta metallica dotata di contenitore dal coperchio snodato.

Dentro di esso si accumulavano i detriti man mano che si raspava la colonnina di ghiaccio.

Una volta riempito, si sollevava il coperchio e si faceva scivolare la massa granulosa di ghiaccio dentro il bicchiere, ove si condiva con abbondante sciroppo di frutta ‘u sènze = l’essenza

Gratte, gratte la Marianne, ca chjù gratte e chjù guadagne! = Gratta, gratta, Marianna, ché più gratti/o e più guadagni/o.

Da questo grido dell’imbonitore, rivolto alla sua aiutante, moglie o figlia che sia, è nato il nome popolare della granita.

Successivamente fu introdotta un macinino con manovella laterale, a rotella, per la triturazione del ghiaccio.

Si introduceva il ghiaccio dall’alto in pezzi grossolani ottenuti con lo scalpello dal blocco intero e si azionava la macina. Passato attraverso il trituratore, esso scendeva sminuzzato direttamente nel bicchiere.

Le granite più stuzzicanti si vendevano in un chiosco sotto il castello, gestito da Vincenzo detto Gemì “Garebbalde”, (gli Alleati lo chiamavano Jimmy).

Costui, furbescamente, faceva anche credito ai ragazzi momentaneamente scarsi di moneta. Vi assicuro che Gemì ci ha rimesso nemmeno un centesimo perché sapeva che gli adolescenti sono tutti ciecamente affidabili.

Grascjüse

Grascjüse agg. = Munifico

Abbondante, generoso nel dare, non avaro, senza mezze misure.

Al femminile fa grasciöse

Deriva da grasce = abbondanza, generosità.

Al femminile suona grascjöse

Jògge ha cucenéte saléte. Si’ grasciöse a séle! = Oggi hai cucinato salato. Sei generosa col sale!

Cecenjìlle

Cecenjìlle s.m. = Novellame

Folto raggruppamento di animali appena nati o molto giovani, perlopiù di pescii, detto anche Bianchetto.

Altrove è noto come “schiuma di mare” e “neonata” o “sardedda”.

Comunque la chiami è una squisitezza.