Ariatüre

Ariatüre s.f. = Boria

Darsi delle arie, mostrare alterigia, boria, albagia, spocchia.

I Napoletani simpaticamente dicono che uno “si spara delle pose”.

Guarde a jìsse accüme ce dé l’ariatüre = Guardate lui come si dà delle arie!

Tuttavia il termine ha una valenza scherzosa.

Se si potesse dire in italiano sarebbe “ariatura”…comunque deriva da aria, arie.

Zingramjinte

Zingramjinte s.m. = Pettegolezzo, situazioni intricate

Una specie di gossip molto più feroce e con risvolti gravi.

Riportare discorsi da pettegole, aggiungendo altri particolari di fantasia,fino a sfiorare il reato di calunnia.

Le comari che si prestano a questa pratica sono dette “zingare” ma certamente non nel senso di persona girovaga, incline o soggetta a continui cambiamenti di sede.

Tó si böne şkitte a fé zingramjinte, Vattì, zingra-zì! M’ha fatte trué jind’a ‘nu marambrugghje! = Tu sei capace solo a creare imbrogli. Vattene pettegola-pette’! Mi hai fatto trovare in una situazione intricata!

Vrachètte

Vrachètte s.f. = patta

Pezzo di stoffa che nasconde una serie di bottoni, una cerniera ecc

Specificamente quella dei pantaloni in dialetto dicesi vrachétte perché dà immediato accesso alle brache = vréche

Vréche

Vréche s.m. = Mutande

Si intende sempre al plurale = ‘i vréche.

Capo di biancheria intima, indossato a nudo sulla pelle per coprire la parte inferiore del corpo, perlopiù sgambato o a calzoncino.

Modo di dire: scappé p’i vréche ‘mméne = fuggire precipitosamente.

Ossia scappare in situazione di imminente pericolo, senza avere il tempo nemmeno di sollevarsi le brache.

Ricordo il racconto tragi-comico di un reduce della Grande Guerra:

Ce ne süme scappéte dalla trenciöje p’i vréche mméne pecchè stèvene arrevànne l’Astr’ungàreche = Ci siamo buttati fuori dalla tricea con le brache in mano perché stavano giungendo gli Austro-ungarici.

Brachèssüne

Brachessüne s.m. = Mutanda da donna

Indumento “scandaloso” usato dalla ventenni sfacciate nell’immediato dopoguerra.

Era di cotone, ovviamente bianco, e, udite udite, sgambato, e con un merlettino rosso o giallino lungo il bordo inferiore.

Le ragazze fino ad allora avevano adoperato mutande lunghe fino al ginocchio, come i calzoncini dei calciatori: figuratevi cosa docevano le loro mamme.

Fino agli anni ‘50 le mutande da donna, erano confezionate in casa uguali ai box degli uomini, con tanto di gambetta, più o meno lunga a seconda della stagione.

Poi sono arrivate sulle bancarelle dei mercatini le prime mutande di cotone già confezionate, sgambate,con l’elastico largo, chiamate slip.

Gli slip da uomo con l’apposita apertura, e quelli da donna intere, a triangolo, erano tutte in cotone filato bianco a coste.

Siccome fino ad allora le mutande si chiamavano tutte vréche = “braghe” (= Ciascuna delle gambe di pantaloni o mutande da uomo) qualcuno pensò che quelle femminili si dovessero chiamare vrachèsse = “braghesse”, (come dottorèsse).

Ovviamente il passo successivo venne da sé. Da vrachèsse a brachèsse e quindi brachèssüne per la loro dimensione ridotta rispetto a qelle maschili.

Notate l’influenza spagnola già evidenziata, tra la b e la v , come spiegato nella “Fonologia e ortografia”.

C’era una canzonaccia che circolava tra gli studenti dell’epoca, ora tutti attempati pensionati: cominciava come la famosa canzone napoletana ” ‘A cammesella” e poi naturalmente finiva con…e ljivete ‘u brachessüne!