Ntaveléte

Ntaveléte s.m. = Divisorio

Era una parete divisoria fatta di assi di legno, alta circa 2 m partendo dal pavimento, e non arrivava al soffitto.

Nei locali a piano terra, vano unico di circa m 5 x 5, essa delimitava il retro dello stanzone, adibito a camera da letto, dall’ingresso-angolo cottura.

Ora si fanno di cartongesso.

Qlcupronuncia anche ‘ndauléte.

Pasqualü’, quann’jì ca m’appìtte ‘u ndauléte? = Pasquale, quand’è che mi dipingi il divisorio?

Arrenghé

Arrenghé v.t. =Allineare, ordinare

Arrenghé potrebbe sembrare un verbo da avvocati che arringano in Tribunale.

Invece in dialetto significa ordinare la disposizione degli oggetti, allinearli, distanziarli, elencarli, ecc.

Mamme ho fatte ‘i recchjetèlle e l’ho ‘rrenghéte sope u taveljire = Mamma ha fatto le orecchiette e le ha disposte allineate sulla tavola per spianare la pasta.

Scumegghjé

Scumegghjé v.t. = Scoprire

Si intende specificamente il sollevare delle coperte e delle lenzuola. Scoprirsi durante il sonno.

Nella forma riflessiva dicesi scumegghjàrece.

Feccàteve sotte e nen ve jéte scumegghjànne, ca fé frìdde = Ficcatevi sotto le coperte e non vi scoprite, ché fa freddo.

Come imperativo si usa indifferentemente nen ve jéte scumegghjànne!, oppure o nen ve scumegghjéte!

Il primo può avere valore esortativo: non vi scoprite perché potreste raffreddarvi; il secondo potrebbe essere piuttosto impositivo: non dovete assolutamente scoprirvi.

Accumegghjé

Accumegghjé v.t. = Coprire

Vale per coprire con indumenti pesanti nella stagione invernale, o anche coprire le grazie che possono essere intraviste con vestiti un po’ troppo corti o scollati.

E’ usato anche nei lavori campestri per indicare la copertura della base delle piante con terreno in modo che possa irrobustirsi,e proteggersi dal gelo.

Accummùgghjete bune, ca fé frìdde! = Copriti bene, ché fa freddo!

Accummùgghjàteve, scrufèlle, ca ce vöte tutte cöse! = Copritevi, sfacciate, ché si vede ogni cosa!

Ghjachitemmùrte

Ghjachitemmùrte inter. = Esclamazione, imprecazione (rom. li mortàcci.…)

Si tratta del riassunto della frase intera: mannàgghja a chi t’è murte! = male ne abbia chi ti è morto.

In rapporto al numero dei destinatari dell’improperio, può essere declamato anche al plurale: ‘ghiachivemmùrte.

Viene enfatizzato, sempre ad alta voce. Quando lo si bisbiglia a testa bassa si è di fronte ad un superiore che non deve sentire, per il bene di tutti.

Se non bastasse, per rincarare la dose, si aggiunge senza prendere fiato “e stramùrte!”.

Talora, ancora più stringatamente echeggiava un trisillabo, specie se rivolto a dei monelli in fuga dopo aver combinato qualche marachella: “ghiachìve….!” e bastava questo.

Comunque jastemé ‘i mùrte=bestemmiare contro i defunti era considerata una ingiuria molto grave. La reazione era violenta, e la zuffa, anche tra adulti, finiva molto male.

I più poetici ricorrevano alla frase mannagghje all’ùsse sturte de chivemmùrte = Male ne abbiano le ossa storte dei vostri morti!

Io credo solo per questione di rima, a prescindere dalla deformazione di quelle povere ossa…